RSS
 

Archive for the ‘New rules of engagement’ Category

Il Medio Evo sta finendo – Preparatevi al Rinascimento 2.0

17 mar

Buongiorno, tutto bene?
Rieccoci a parlare di Social Media; oggi parliamo a tutti coloro che stanno mettendo la testa sotto la sabbia e continuano a ripetere che “a loro non serve cambiare le vecchie abitudini“.

Il mondo si muove veloce signori miei, e solo perchè ad oggi in Italia siamo i secondi peggiori in Europa per uso di internet (solo la Grecia sta messa peggio) non significa che saremo sempre al medio-evo… il “Rinascimento” è proprio dietro l’angolo! Non potete sfuggire ai “Social Media” per il vostro business.

Gary Haynes ha pensato ad un buon modo per mostrarvi la velocità in cui l’universo internet si muove:

Quando avete finito di leggere l’articolo, andate a vedere quanti nuovi membri ha Facebook, o Twitter oppure quanti video sono stati visti su YouTube in questi pochi minuti.

Se questo ancora non basta… fiuuuu!! quando siete duri da convincere ;-) Proviamo a sfatare alcuni dei vostri “luoghi comuni”

“Geometra! Io ho una piccola azienda … che me ne faccio dei Social Media. Il mio business è troppo piccolo”

Come sempre accade l’uomo inventa strumenti per soddisfare dei bisogni. Facebook è nato come “Annuario multimediale” per tornare in contatto (o mantenere i rapporti) con vecchi compagni di università. Il “nonno” di YouTube è nato per permettere ai soldati USA impegnati nel Golfo, di comunicare e mandare video ai propri famigliari.

Ciò che le orde “Rinascimentali Web 2.0″ fanno benissimo è pensare a nuovi usi per quegli stessi strumenti. E questa è l’opportunità che ognuno di voi ha oggi:

Prendere uno strumento, capirlo e trovare un applicazione per agevolare e promuovere il proprio business!

Web 2.0 cambia le dinamiche di relazioni ma in cambio ti offre la possibilità di ottenere risultati che vadano al di là della semplice vendita di un prodotto/servizio. In linee generali i risultati che si possono ottenere sui quali noi consulenti lavoriamo sodo sono 3:

1) Aumento delle vendite (con Strumenti di promozione “emozionale” continuativa e contestualizzata, diffusa viralmente, bassi costi ed alti ritorni)

2) Generare “Business Lead” (collaborazione partecipativa, condivisione costi e rischi, dialoghi, scambio informazioni con clienti, espansione network contatti commerciali)

3) “Ritenere e fidelizzare” clienti esistenti e nuovi (Velocizzando interazioni, coinvolgendoli, assistendoli e garantendo convenienza)

Nel prossimo articolo vedremo alcune opere (esempi) di Rinascimento 2.0 assolutamente geniali ;-)

A presto su questi schermi (Ah! avete controllato quanti nuovi Blog hanno aperto mentre leggevate???) – Articolo disponibile anche su Arrotino del Web

 

Linkedin – Domanda e Offerta entrano nel Merito

14 dic

Natale si avvicina e vi faccio un regalo, spero gradito.

LinkedinParliamo di Linkedin! Pochi lo sanno e quei pochi non lo dicono (se lo tengono per loro brutte bestie ;-) ) ma è uno strumento potentissimo, per professionisti ma anche e, aggiungerei soprattutto, per le aziende.

Per un portale in lingua straniera (Inglese, tedesco, francese e spagnolo) avere 6 milioni di utenti italiani iscritti non può passare inosservato. Wikipedia dice che globalmente gli iscritti crescono di oltre 100,000 nuovi utenti a settimana quindi i 30 milioni globali menzionati sono stati superati da un pezzo.

Come spesso accade lo strumento è nato per uno scopo specifico ma si sta evolvendo nel tempo in un autentica “macchina da guerra” per il networked business.

All’inizio l’idea era favorire la creazione di network professionali, supportare la fase di selezione del personale alle aziende (con disponibilità di dati e informazioni precedentemente inaccessibili) e dare visibilità a professionisti che si proponevano sul mercato (non solo curriculum ma anche una prova della loro professionalità, certificata e validata dal proprio network).

Già questa era una grande idea ma quando migliaia di utenti hanno modo di ragionarci e perfezionare uno strumento come questo… ecco che nasce la macchina da guerra!!

Immagine linkedin geomalfieriOggi chi legge il mio profilo Linkedin ha informazioni utilissime su quello che faccio, anche giornalmente. Non vale più quello che dico ad un colloquio (spesso inventandosi lavori e responsabilità fittizie come farebbe Salgari) ma quello che faccio o so fare veramente. Informazioni sono accessibili prima ancora di chiamare qualcuno per un colloquio; la selezione parte quindi molto prima. La verità ha trovato la sua casa, tanto quanto il merito. Immagino sarà sempre più difficile nel tempo assumere il cognato o l’amico delle medie preferendoli impunemente ed ingiustificatamente a quelli oggettivamente più meritevoli. Come scrivevo in un vecchio articolo la valutazione nel merito è sempre soggettiva ma è ora nelle mani di molti piuttosto che di pochi. E tanta soggettività crea un oggettività!

Linkedin blogs e PollsDate un occhiata alla sezione Jobs: Aziende ora usano esclusivamente questi strumenti per cercare i propri candidati. Perchè? Perchè quello che dico che ho fatto è verificabile, grazie al network ed a quello che le persone con cui ho lavorato dicono di me. Sai l’inglese? Scrivilo! Scrivi Blogs? Mostrami! Intergisci con un network internazionale? Fammi vedere in che modo! E a te utente, Linkedin è così spettacolare che ti dice anche chi sta guardando il tuo profilo!

Company profile su linkedinGuardate come sta funzionando bene l’area “Companies“. Quasi una versione potenziata delle pagine gialle per le aziende. Anche loro saranno qui sotto scrutinio e non potranno più nascondersi.

Guardate alla sezione “Answer” di Linkedin. Domande e risposte, conversazioni in cui le persone comunicano, si scambiano opinioni e conoscenza, e nel farlo mostrano le proprie competenze. Da queste conversazioni nascono “business leads”, relazioni, idee, progetti imprenditoriali in collaborazio. I Salgari raccomandati di turno inizino a preoccuparsi.

Pubblicita in linkedinPer non parlare delle potenzialità di promozione contestualizzata e mirata ad un target specifico, in base al ruolo all’interno della società, al territorio (nazione) e sotto forma di dialoghi propositivi. Vendi server nel Regno Unito? Contatta solo i Tecnici Informatici che si occupano di quello nella zona geografica di tuo interesse.

Linkedin answerQuello è un investimento intelligente, con ottimi ritorni, soprattutto se riesci a sapere prima che queste persone stanno parlando e cercando informazioni sul tuo prodotto. Pensate, è possibile!

C’è molto altro. Avremo modo di parlarne ancora.

Quindi, per le vacanze di Natale il vostro regalo vi aspetta qui . L’avviso per tutti è uno solo: aprite il vostro Profilo in Linkedin e non dimenticate di aggiungermi nel vostro nuovo network professionale.

 
Commenti disabilitati

Posted in Comunicare 2.0, Condivisione 2.0, New rules of engagement

 

Community marketing: come costruire una comunità online – puntata 3

22 set

azione-reazioneContinuiamo i nostri suggerimenti in ambito Community Marketing.

Dopo avere affrontato l’analisi strategica (v. puntata 1) possiamo concentrarci sulla fase di progettazione, iniziando dalle tipologie di Comunità:

I precedenti articoli, se ve li siete persi, li trovate qui:

Community marketing: come costruire una comunità online – puntata 1

Community marketing: come costruire una comunità online – puntata 2

A tal fine è fondamentale stabilire quale genere di community intendiamo creare.  

E’ possibile identificare diverse tipologie, determinate da un lato dalla motivazione e dall’interesse mostrato dagli utenti verso la community e dall’altro dai valori del brand e del business intorno ai quali ruota la community stessa.
Incrociando queste variabili possiamo definire le seguenti tipologie:

1. community basate sulla fedeltà, finalizzate a creare relazioni fedeli con i membri e i clienti attuali e potenziali;

2. community basate sull’entusiasmo, composte da membri che condividono una passione legata al brand dell’azienda;

3. community basate sullo sviluppo condiviso di nuovi prodotti: mettono in relazione soggetti coinvolti nello sviluppo di nuove attività aziendali, sia interni che esterni all’azienda;

4. community basate sugli eventi, finalizzate a raccogliere adesioni per un evento e creare una comunità di partecipanti per più eventi;

5. community di formazione, sia interna all’azienda, sia rivolta ai clienti finali o al trade per l’utilizzo ottimale dei prodotti e dei servizi;

6. community di supporto ai prodotti, centrate all’assistenza post-vendita o per la rete vendita.

Articolo disponibile anche su InternetMarketingExperience

 
 

SEO, SEM, SMO, SMM – Cosa sono?

13 set

comunicareQuasi tutte le aziende hanno ormai un proprio sito Web, se non un portale, e si scervellano a trovare modi di migliorare il proprio posizionamento (“ranking”) nei motori di ricerca. Ecco che negli ultimi anni nuovi strani termini hanno iniziato a girare in rete. Spieghiamo cosa significano:

La prima cosa che queste aziende dovrebbero fare per migliorare la propria posizione in ricerca è “Ottimizzare” il contenuto dei propri siti secondo requisiti più appetibili ai motori di ricerca. Questo processo si chiama S.E.O. (Search Engine Optimization)

OTTIMIZZAZIONE: Molte compagnie offrono servizi di analisi di vostri siti, anche in funzione dei vostri concorrenti e mettono in atto gli accorgimenti necessari per aumentare la “visibilità” in motori di ricerca quali Google (90% del mercato italiano), Yahoo, Bing o altri. In poche parole gli accorgimenti base per un intervento S.E.O. riguardano la definizione delle parole chiave per il quale volete essere cercati (es.assicurazioni, ponteggi, viaggi Cuba) e l’inserimento delle stesse nel contenuto del sito (a livello di codice se necessario). Inoltre si lavora con Meta-tags in descrizioni ottimizzando la struttura tag del sito. Si può inoltre lavorare con le immagini e con altri accorgimenti tecnici per raggiungere lo scopo desiderato.

Una volta risolti problemi “strutturali” il ranking dovrebbe migliorare in tempi brevi. A questo punto siete pronti al prossimo passo: “portare traffico

Questa è la fase di PROMOZIONE del sito, chiamata S.E.M (Search Engine Marketing). Le tecniche sono variegate a seconda delle situazioni, ma in poche parole gli interventi possono interessare l’utilizzo di AdWords di Google (consigliato in Italia) associando il proprio annuncio (creato appositamente) a delle parole chiave selezionate . Pagando, Google ti assicura la presenza tra i “Siti sponsorizzati” in prima pagina (in giallo). Altri interventi utilizzano contextual ads (annunci nel contesto) o Directories specializzate nel settore di interesse, link building, banner pubblicitari. Le opzioni sono molteplici ed è consigliabile di confrontarsi con specialisti per la soluzione migliore qualità/prezzo. Fatevi un idea di budget da spendere e ve li faranno fruttare.

S.E.M. porta traffico e, se siete bravi, clienti ma non significa che il “ranking” del vostro sito stia salendo. Il processo di ottimizzazione e promozione richiede tempo e pazienza (non dimenticando che sarete in un regime di concorrenza, al quale anche nuovi concorrenti partecipano con le proprie risorse e competenze).

I vantaggi di questi interventi sono comunque evidenti:

1) E’ possibile monitorare i risultati (aumento traffico, miglior posizione in ricerca) usando strumenti gratuiti come Google Analytics.

2) E’ possibile con l’ausilio di Landing Page (pagine filtro) a cui indirizzare il traffico, raccogliere informazioni utilissime: quali aree sono più cliccate? quanto tempo un utente si ferma? come si comporta? etc. Sono informazioni utilissime per, all’occorrenza, adeguare le proprie strategie. E’ in questa fase che possiamo operare una “RACCOLTA DATI” dei nostri potenziali clienti attraverso strumenti di registrazione.

Una volta che il nostro sito è ottimizzato e con buoni livelli di traffico inizia la fase di “RELAZIONE“, iniziamo quindi a definire delle strategie di comunicazioni continuative, utilizzando probabilmente strumenti di Social Media (Facebook, YouTube etc) ma non solo. Questo processo si chiama S.M.O. (Social Media Optimization) ed è spesso parte integrante di una campagna S.E.M. L’obiettivo è di aumentare il numero di utenti collegati e tramutarli in un audience fidelizzata sul contenuto, o le promozioni o il fattore emozionale offerti.  In poche parole si lavora per agevolare l’interazione ed il dialogo attraverso Blog e gruppi appositamente creati e collegati su vari Social networks, partecipazioni su Forum e Comunità virtuali. Utilizzare link esterni al proprio sito può agevolare la visibilità.

Arrivati a questo punto iniza il vero viaggio! Hai utenti che ti seguono, nell’ambito della tua area di specializzazione… ora creativamente dei tenerli interessati con vere e proprie azioni di marketing. Questo processo si chiama S.M.M. (Social Media Marketing). Questo processo è molto più complesso e può durare anni.

Ne parleremo in dettaglio nei prossimi articoli.

 

Community marketing: come costruire una comunità online – puntata 1

09 set

geeksRiprendiamo e pubblichiamo l’interessante serie di puntate sulle comunità online, con indicazioni per la loro progettazione e casi concreti di successo ed insuccesso.

Il termine community ha tanti significati e tante declinazioni concrete: tuttavia, è possibile definire un modo di operare

Il processo di costruzione di una community è articolato in quattro fasi:

1. l’analisi strategica, finalizzata ad individuare la strategia di sviluppo della comunità e a comprendere il posizionamento all’interno della strategia aziendale complessiva: unacommunity, infatti, è utile solo se ha un senso ed un ruolo nella politica aziendale di sviluppo del brand o di un prodotto;

2. la progettazione, che consiste nella pianificazione delle caratteristiche della community

3. l’analisi dell’impatto organizzativo della comunità, per integrare in maniera efficace la presenza della community all’interno dell’organizzazione e per evitare inefficienze nella gestione della community stessa: se l’organizzazione non è in grado di gestire una community, questa rischia di rimanere una proverbiale cattedrale nel deserto, o, ancor peggio, di restare travolta da un successo impossibile da gestire;

4. la progettazione del piano di comunicazione per promuovere la community presso il target di potenziali utenti.

Le prossime puntate riguarderanno ciascuna di queste fasi di progettazione.

Puoi inoltre trovare molte risorse sulle community nella web library diInternet Marketing Experience.

 

Modalità di creazione e consumo di Notizie Online – Part 2

08 set

online-news

Continuiamo dall’articolo precedente (Part 1)

Come detto, prendiamo spunto da un vecchio articolo di David Tewksbury and Jason Rittenberg “Online News creation and consumption – Implication fo Modern democracies” (disponibile qui).

Dicevamo che internet trasferisce controllo all’utente, e con esso responsabilità e decisioni.

Ma quali fattori condizionano queste scelte?

Hargattai (2002) Webster/Lin (2002) Richard (2004) elencano fattori che condizionano le scelte degli utenti su quali strumenti usare: 1) browsing skills (facilità d’uso) 2) Site popularity (reputazione e passaparola) 3) Structure & Information (specificità di argomento) e 4) Personal Choice (percezione credibilità, come nell’esempio di Bush sopra).

Il criterio di “Recommended reading” sembra influenzare la scelta: Ciò che raccomanda un altro utente è percepito come meritevole. Un altro elemento di trasferimento di controllo all’utente e perdita di controllo dell’editore. Un altra variabile di influenza per utilizzo di internet è la moda; LaRose/Eastin (2004) parlano di “Status seeking” come di grande elemento motivatore per utilizzare internet. Differenziarsi quindi dal “popolaccio” e mettersi al passo coi tempi. Questo si riferisce chiaramente ai primi anni del millennio, oggi Internet non è più uno strumento di separazione di “classi” come allora; ma come vedremo anche la moda si è “specializzata”.

Ciò che se ne deduce è che i criteri di scelta sono influenzati da “motivazioni personali” su numerose variabili: fede politica, moda, specializzazione, partecipazione, senso di appartenenza, sentirsi più informati, disprezzo per altri media (es.Cable TV scelta da appassionati di intrattenimento). Difficile inoltre verificare l’esperienza stessa dell’utente, grado di soddisfazione, consigli di amici etc che possono anche condizionare comportamenti futuri.

Sono le informazioni online meglio assimilabili e memorizzabili?

L’articolo di Tewksbury/Rittenberg fa una interessante osservazione. Si direbbe che online news possano essere meglio “immagazzinabili” dall’utente; in fondo come struttura si adatta bene alla struttura associativa del cervello umano.

Da un punto di vista cognitivo invece gli effetti facilitativi di assimilazione notizie sembrano essere ridotti sostanzialmente dall’inserimento di video e audio associati alla notizia (Sundar2000).  Inoltre la quantità di informazioni e lo sforzo necessario per elaborazione selettiva sembrano ridurre l’efficacia di internet (Dunwoody 2002). L’utilizzo di hyperlink inoltre fragmenta il flusso di apprendimento (Trenayne/Dunwoody 2001) e riduce l’assimilazione dell’informazione rispetto al cartaceo, il cui flusso informativo è lineare.

Interessante: Strano che tutti i quotidiani online stiano ormai percorrendo questa strada consapevoli che l’assimilazione è ridotta rispetto ai metodi di divulgazione tradizionale. Forse, notizie e loro divulgazione ottimale non sono più valori primari, forse rimpiazzati dalla necessità di per inserire e divulgare Online Advertising. Possibile.

Ma ad ogni azione corrisponde una reazione. Se quotidiani online riducono approfondimenti e rendono complessa l’assimilazione di notizie, un utente cerca le sue fonti altrove. Questo potrebbe inoltre dimostrare l’aumento della sfera di influenza di molti Blog, meglio capaci di sviluppare e mantenere alto l’interesse del lettore senza troppe distrazioni, con prevalentemente testo e contenuti specifici (lo vedremo) su cui focalizzarsi.

Blog

I Blog sembrano essere nati come accessori fondamentali di giornali online “mainstream”.

Offrono approfondimenti di notizie poco visibili, opinioni di parte e sono percepiti come esterni alla sfera di controllo a cui spesso sono associati editori. Spesso sono efficacissimi nel re-indirizzare traffico su siti mainstream, a tenere vive le discussioni, a pianificare linee editoriali (valutare quali approfondimenti susciterebbero interesse), a creare storie (spesso da un blog finiscono sui giornali). Schoenbach 2005 spiega che utenti sono sottoposti a stimoli e flussi informativi ridotti, e più focalizzati. Inoltre Blogs sono strumenti semplici ed immediati, accessibili e facilmente divulgabili con passaparola. Sono in fine strumenti eccellenti per aumentare le categorie di informazioni offerte da giornali online ed offline, “segnalando” o addirittura “creando” gli argomenti richiesti dagli utenti (Agenda setting).

Come conseguenza si inizia ad intravvedere una “fragmentazione” quasi incontrollabile nel flusso informativo che necessità costante monitoraggio da parte di editori (online ed offline). Altro elemento di trasferimento di controllo all’utente.

“Specialization is what people do”:

Controllo implica scelta, con la scelta si arriva alla selezione di limitate aree di interesse. La specificità degli argomenti è una chiave di lettura importante. Specializzazione significa che l’utente ignora le proposte e focalizza l’attenzione SOLO su alcune aree. Molte informazioni proposte al di fuori del segmento specialistico quindi hanno seguito limitato. Tradizionalmente quasi tutto passava sotto l’occhio del lettore, e in modo propositivo stimolava interesse (titolo, foto etc). Oggi questo non succede, ci sono effetti evidenti per editori e pubblicitari.

La specializzazione potrebbe addirittura portare ad un decremento di cultura generale.

Segmentazione, frammentazione o polarizzazione sono gli effetti.

Segmentazione è ciò che editori fanno in risposta alla crescente specializzazione degli utenti. Focalizzano quindi i contenuti su gruppi di interesse specifici, spesso assecondando le necessità di sponsor pubblicitari. Contenuti profilati quindi almeno online. Infatti spesso i media tradizionali continuano a proporsi ad un utenza più grande ed eterogenea.

Frammentazione

E’ il risultato della segmentazone. L’audience viene segmentata. Gruppi profilati che accedono a certe informazioni significa che le stesse informazioni possono non raggiungere tutti. E’ uno dei tanti paradossi di Internet, il grande strumento democratico per eccellenza ci sta portando indietro nel tempo e limitando il flusso informativo a specifiche classi di utenti.

Polarizzazione

E’ la possibile conseguenza della segmentazione. L’informazione diventa accessibile a gruppi ma non raggiunge altri. Tawksbury (2005) spiega che utenti possono passare molto tempo online ma informarsi solo di poche cose, in modo approfondito. Il rischio è che conoscano molto bene una cosa, ma ne perdano molte altre. Questa è anche una necessità di marketing per online advertising, annunci contestualizzati hanno senz’altro un ritorno migliore. Quale miglior maniera che segmentare la propria utenza?

Democrazia dell’informazione

Abbiamo visto che ci sono problemi evidenti, frammentazione e polarizzazione servono bene online advertising ma tendono a limitare “general knowledge”. E’ anche vero che internet offre una illimitata gamma di informazioni, approfondimenti e interpretazioni, come detto anche grazie a Blog. Inoltre è oggi possibile per un lettore interagire direttamente con chi scrive articoli ed altri lettori (anche con ausilio di Forum). Ancora abbiamo visto che ci sono prove evidenti del fatto che utenti oggi hanno la possibilità di influenzare le informazioni che vengono proposte (anche con ausilio di aggregatori di news). Quest’ultimo strumento potrebbe coadiuvare un bilanciamento degli effetti della polarizzazione e segmentazione, dando un immediato effetto di ciò che la maggioranza di utenti sta seguendo e stimolandone la promulgazione e approfondimento.

aggregatori-di-notizieMa è il bello di Internet di oggi. Gli utenti stessi alla fine troveranno il modo di crearsi gli strumenti adatti per ovviare alle chiare limitazioni di chi è incapace di fornire informazioni in modo efficiente.

Sia lodato Web 2.0!

 

Twitter inguaia i tedeschi

03 set
Strumento di Democrazia od anarchia?

Strumento di Democrazia od anarchia?

Continuiamo a dirlo…

Strumenti di Social Media stanno trasferendo il controllo delle informazioni all’utente, portandolo via dalle mani di istituzioni, aziende e centri di potere tradizionali.

Comunicare liberamente, solo perchè ci va… la rete ci permette, senza filtri e senza controlli. Ma con grandi poteri nascono grandi responsabilità ed la perdita di controllo può assumere altre forme, anche negative.

In Germania, per esempio, Twitter è stato usato per diffondere dati sugli exit poll elettorali, dati che per legge avrebbero dovuto restare segreti fino alla fine delle consultazioni.
Immediatamente sono partite le indagini di rito. I  dati circolati su Twitter sembrano riferirsi agli exit poll, e per legge questi dati possono esser diffusi solo alla chiusura dei seggi in quanto potrebbero aver influenzato le decisioni di voto di molti “indecisi”. Ma la notizia è uscita molto prima. Le responsabilità sono facilmente imputabili alle società che se ne occupano, o qualche loro dipendente.  Ma come spesso accade è difficile risalire la china e comunque il danno (se c’è stato) è ormai fatto. Qualcuno ipotizza addirittura che si possano invalidare le elezioni stesse (con notevole danno per le casse dello stato ed i cittadini). Vedremo gli sviluppi a fine mese.

E’ innegabile che Twitter è ancora una volta il simbolo della libertà che la rete mette a disposizione, 140 caratteri di anarchia totale. Abbiamo visto i lati “positivi” dello strumento, in Polonia o in Iran, ma c’è un altra faccia della medaglia che emerge dalla Germania.

Chiaro che la responsabilità non è della rete né dello strumento, ma di chi lo usa e come. Ma c’è ancora tanto da lavorare per riuscire a responsabilizzare gli utenti, spesso in incognito e con intenzioni tutt’altro che democratiche. Come al solito si ritorna al problema chiave, attribuzione di identità reale e validazione dell’utenza comprovata. Le leggi punitive ci sono, forse le responsabilità andranno imposte facendo un esempio di utenti “screanzati” che finiscono per danneggiare tutti gli altri.

 
Commenti disabilitati

Posted in Condivisione 2.0, New rules of engagement, twitter

 

In tempo di crisi barattiamo le nostre professionalità – Pt 1

26 mar

la banca del tempoIo ho conosciuto il valore del verbo “barattare” fin da quando ero bambina.

Come tutti i bimbi, soprattutto della mia generazione, soldi non ne maneggiavo e spesso l’unico modo per ottenere quello che desideravo era scambiare ciò che possedevo,  per lo più giocattoli e figurine Panini, con le cose di proprietà delle mie amichette che mi interessava avere.

Un semplice e simpatico scambio di beni!

Divenuta adolescente, in cambio di veloci ripassi di storia prima dell’interrogazione o di qualche aiuto durante i compiti in classe di latino (il mio famoso occhio di lince!), permutavo alla compagna di classe compiacente lezioni di filosofia e di fisica, materie nelle quali ero particolarmente brava.

Un’onesto e proficuo scambio di servizi!

Questa collaborazione divenne nel tempo così continuativa da concretizzarsi in una sorta di partnership, attraverso la quale io e alcune mie compagne di classe condividevamo le conoscenze in cui primeggiavamo aiutandoci vicendevolmente con grande vantaggio per tutte, visto che ognuna di noi cercava nel proprio piccolo di offrire un “servizio” di qualità alle altre, migliorandolo di volta in volta.

Metodo di confronto stimolante e prodigo di risultati soddisfacenti, che ho adottato successivamente anche durante i miei studi universitari.

Io credo che barattare significhi, fondamentalmente, “condividere collaborando” e l’esempio che ho sopra riportato vuole proprio sottolineare questo.

Per fare ciò però occorre un elemento fondamentale, che deve sempre essere presente: la fiducia.

Scambiare un bene o un servizio richiede una valutazione doppia rispetto a quella del bene denaro, perché non sempre i beni o i servizi scambiati si equivalgono, perciò serve il rapporto di lungo periodo.

Ecco la fiducia.

Prendiamo un attimo la macchina del tempo e facciamo un bel balzo all’indietro nel tempo fino ad arrivare alle origini di questo fenomeno.

Come risaputo, la forma primigenia utilizzata dall’uomo per gli scambi commerciali fu proprio quella del baratto.

Tale sistema richiedeva un’abile capacità di negoziazione, unita alla non comune capacità di riuscire a valutare il rapporto di valore tra generi differenti.

La cosa risultava abbastanza semplice quando le parti interessate appartenevano alla stessa classe economica, più difficile invece quando i rapporti erano tra classi economiche differenti,  spesso basati su intermediazioni a lunga distanza.

Con lo sviluppo del commercio, delle maggiori esigenze e dei maggiori spostamenti delle popolazioni, questo semplice strumento di scambio iniziò a risultare inadeguato e laborioso.

Infatti il baratto fu una modalità semplice ma anche soggetta a diverse problematiche, una delle quali era costituita dai vincoli di tempo e di spazio. Chi avesse voluto scambiare merci di tipologie assai diverse infatti avrebbe potuto farlo solo quando entrambe le merci fossero state disponibili nello stesso tempo e nello stesso luogo.
Ad esempio un baratto di arance contro grano, posti i diversi tempi stagionali di maturazione e dunque di reperibilità, era impossibile o quantomeno sconsigliabile.
Nel tempo, per ovviare a questi inconvenienti, si passò dal baratto diretto al baratto mediato attraverso l’uso di una terza merce di carattere guarentigio che potesse fungere da “valore-ponte”, che potesse consentire non solo di ampliare la possibilità di scambio oltre la contemporaneità di reperimento ma anche di effettuare scambi indiretti. Questa “merce terza” fu nel mondo occidentale ben presto individuata nell’oro.

I metalli preziosi e l’oro in particolare emersero storicamente come i beni monetari più efficienti e a più larga diffusione, fondamentalmente per una serie di caratteristiche favorevoli che lo scambio di semplici beni non poteva possedere: la divisibilità in unità molto piccole, la semplice trasportabilità, la possibilità di essere immagazzinato, la possibilità di scambiare una unità per un’altra equivalente e la stabilità della quantità totale nel tempo.

E così nel tempo, proprio per questi motivi, lo strumento fondamentale per gli scambi commerciali divenne il danaro, mezzo che poi è rimasto tale fino ai giorni nostri.

Ma torniamo alla realtà odierna, che poi è quella che a noi interessa.

Da qualche tempo a questa parte c’è, purtroppo, una parola che ci ronza continuamente nelle orecchie e che non ci fa dormire sonni tranquilli.

La parola crisi.

Stiamo infatti attraversando una delle più gravi crisi economiche a livello mondiale degli ultimi tempi e gli scenari paventati sono alquanto inquietanti, anche perché come tutti i fenomeni di lungo periodo sappiamo da dove siamo partiti ma non sappiamo dove andremo a finire.

La domanda a questo punto sorge spontanea:

E se in una situazione come questa si tornasse al baratto?

Se lo chiedeste alla Banca del Tempo, vi risponderebbero di sì.

La Banca del Tempo è un istituto di credito presso i cui sportelli non si deposita denaro e non si riscuotono interessi, ma la disponibilità a scambiare prestazioni con gli altri aderenti. Utilizzano il tempo come unità di misura degli scambi.

Ad ognuno degli aderenti viene intestato un regolare conto corrente-tempo e viene consegnato un libretto di assegni-tempo. Unico obbligo è il pareggio.

Partita quasi in sordina, ora la Banca del Tempo ha una capillare presenza su quasi tutto il territorio nazionale e moltissimi soci che si scambiano prestazioni.

Si tratta infatti di uno scambio di servizi, di prestazioni professionali.

Sul web invece,  la prima forma storica di scambio commerciale, trova un numero crescente di estimatori nello scambio di beni.

Prendete ad esempio Zerorelativo.it, un sito Internet italiano che esiste dal dicembre 2006 e che ha come parola d’ordine “Io non ho bisogno di denaro“. Zerorelativo si definisce “la prima community italiana di baratto online” e offre a utenti registrati (gratuitamente) la possibilità di scambiare – al massimo di regalare, sono rigorosamente vietate le compravendite – un po’ di tutto. Scambiamoci.it invece esiste dal 2007 e propone una trentina di categorie di inserzioni, previa iscrizione gratuita al sito.

Suesu.it, online dall’estate 2007, si definisce “la più grande community italiana di baratto online” (ha 3.820 utenti registrati) e segnala oltre 20mila annunci online.

Dunque, nel web 2.0. vige ancora la primaria forma di baratto, quella avente ad oggetto lo scambio di beni.

E se invece si cominciasse a ragionare nell’ottica di dar vita ad uno scambio di servizi, di prestazioni professionali, anche di alto livello?

Di questo parlerò nella prossima puntata e vi dirò come la pensano al riguardo i Preti Funky, i Missionary men & women del web 2.0.!

Nel frattempo, cominciate a rifletterci su.

La Markettara

 

Affidatevi all’energia positiva della condivisione – 10° Comandamento

06 mar

Continuiamo a raccontare di Sansone e i 10 Comandamenti Anti Crisi:

10° Comandamento “ReBrand Yourself”

Affidatevi all’energia positiva della condivisione

azione-reazioneNei comandamenti precedenti si è parlato di “Brand Yourself”, Apertura Mentale, Visibilità, Banca del Tempo, Baratto nell’era “Social Networking”. Ed è possibile che queste parole abbiano un senso concreto per noi che navighiamo in acque tempestose dove il vecchio fa spazio al nuovo? Si, se lavoriamo tutti con metodo all’auto-valutazione del nostro brand innanzitutto, se apriamo noi stessi al cambiamento, se ci creiamo la visibilità più adatta alle nostre caratteristiche personali e professionali, se utilizziamo con estremo rispetto il nostro tempo e quello degli altri e se barattiamo conoscenze con altrettante conoscenze.

Terminato questo percorso energeticamente provante, desideriamo una gratifica! Come ci sentiamo percepiti (brand awareness)? Domanda che “timidamente” ci poniamo e che può trovare delle risposte nei social network come Linkedin, per esempio. Endorsement ? Welcome! E prima di ricevere …. Date!

Siate generosi nel raccomandare colleghi, collaboratori e professionisti con i quali avete condiviso esperienze professionali non tralasciando mai l’estrema sincerità che vi contraddistingue, perché con le parole esplicitate state subliminando alcuni valori di un “Co-brand”.

Le affinità professionali e sensibilità si manifesteranno con un’ incredibile forza e la gratitudine che ritorna sottoforma di raccomandazione al vostro Brand, il più delle volte e inaspettatamente, rivelerà una profonda lettura e conoscenza del vostro profilo personale.

A un’azione segue sempre una reazione!

Raccogliete ciò che avete seminato. Si tratta di qualcosa così evidente che risulta davvero incomprensibile perché tante persone infrangano questa regola. Si tratta di una cosa che i contadini conoscono molto bene: un contadino sa che deve seminare frumento se vuole raccogliere frumento. E se vuole segale? Beh allora semina per l’appunto segale. E’ così semplice.

Certamente si può imbrogliare una persona, ma non si può mai imbrogliare la vita.

Questa esplorazione ci riconduce al potere positivo della condivisione di qualità e al decimo comandamento che cita testualmente “quello che gli altri dicono di voi conta di più di quello che potrete dire di voi stessi”. Ed essendo oggi il mondo virtuale un mondo davvero parallelo a quello reale, il consiglio è: armonizzate e infondete di completezza il vostro Brand.

Riprendendo il ragionamento sulla precedente citazione, appaiono nella mia forma pensiero due parole che guarda caso finiscono con …. Azione…… Approvazione o Raccomandazione?

L’approvazione è tutto ciò che il nostro lavoro si è guadagnato sul campo con risultati professionali e con l’ascolto e il riconoscimento di tutte le figure professionali incontrate . Dal fornitore, all’editore, al distributore, al collega, al concorrente, al consumatore. Quanti di noi hanno provato gioia vera nel ricevere un complimento per un prodotto o un servizio creato? Tantissimi, ma quanti hanno però realmente ringraziato….. Condiviso questa gioia con chi ha costruito con te questo piccolo successo. La filiera è sempre molto lunga e a volte faticosa da “gestire” ma richiede amore, passione e riconoscimento. Se questa attitudine ci appartiene ecco che l’approvazione si manifesta sempre con forza ed energia. Ciò su cui ci si concentra cresce. E concentrarsi su una cosa specifica significa inviarle energia e, nel caso specifico, significa attivare energia sul vostro Brand, ogni singolo istante della vostra vita lavorativa. Un’azione profonda e che richiede un’attitudine positiva ma che poi si trasformerà a 360° con una percezione di brand a tutti i livelli di comunicazione: dalla relazione all’interazione sul social network. Alla soddisfazione e alla crescita ulteriore del vostro Brand.

La raccomandazione è un atto generoso ma superficiale e sapete perché? Nasce da un qualcosa che risiede nell’essere umano …. Sentirsi migliori perché si è fatto qualcosa di buono per un altro ….. Con visibilità.

Nel social networking bisogna sì stimolare con “raccomandazioni positive” molti di coloro che linkiamo, riconoscendo chi ha lavorato genuinamente all’approvazione del suo brand! Altrimenti si crea (o forse si è già creato) un mondo-rete fatto di “buonismo” che non genera stimoli di ricerca di qualità ma assuefazione di superficialità……….. Blog e forum certamente attestano reali capacità intellettive e di relazione con gli “utenti”. Generano fiducia nei due sensi e si guadagnano l’approvazione nel web. E smantellano un imprinting che spesso abbiamo: tutto è limitato.

Il mondo è ciò che io penso di lui.

E nel Social Network penso esistano persone che credono nella fiducia, nell’affidabilità, nella serietà e nell’attendibilità. Esiste anche chi agisce con sospetto, diffidenza e sfiducia. Ma non li vedo, ho appena acquistato un paio di occhiali Rosa!!!!!

Grazie e gioiosa gratitudine.