RSS
 

Archive for the ‘Condivisione 2.0’ Category

Il Medio Evo sta finendo – Preparatevi al Rinascimento 2.0

17 mar

Buongiorno, tutto bene?
Rieccoci a parlare di Social Media; oggi parliamo a tutti coloro che stanno mettendo la testa sotto la sabbia e continuano a ripetere che “a loro non serve cambiare le vecchie abitudini“.

Il mondo si muove veloce signori miei, e solo perchè ad oggi in Italia siamo i secondi peggiori in Europa per uso di internet (solo la Grecia sta messa peggio) non significa che saremo sempre al medio-evo… il “Rinascimento” è proprio dietro l’angolo! Non potete sfuggire ai “Social Media” per il vostro business.

Gary Haynes ha pensato ad un buon modo per mostrarvi la velocità in cui l’universo internet si muove:

Quando avete finito di leggere l’articolo, andate a vedere quanti nuovi membri ha Facebook, o Twitter oppure quanti video sono stati visti su YouTube in questi pochi minuti.

Se questo ancora non basta… fiuuuu!! quando siete duri da convincere ;-) Proviamo a sfatare alcuni dei vostri “luoghi comuni”

“Geometra! Io ho una piccola azienda … che me ne faccio dei Social Media. Il mio business è troppo piccolo”

Come sempre accade l’uomo inventa strumenti per soddisfare dei bisogni. Facebook è nato come “Annuario multimediale” per tornare in contatto (o mantenere i rapporti) con vecchi compagni di università. Il “nonno” di YouTube è nato per permettere ai soldati USA impegnati nel Golfo, di comunicare e mandare video ai propri famigliari.

Ciò che le orde “Rinascimentali Web 2.0″ fanno benissimo è pensare a nuovi usi per quegli stessi strumenti. E questa è l’opportunità che ognuno di voi ha oggi:

Prendere uno strumento, capirlo e trovare un applicazione per agevolare e promuovere il proprio business!

Web 2.0 cambia le dinamiche di relazioni ma in cambio ti offre la possibilità di ottenere risultati che vadano al di là della semplice vendita di un prodotto/servizio. In linee generali i risultati che si possono ottenere sui quali noi consulenti lavoriamo sodo sono 3:

1) Aumento delle vendite (con Strumenti di promozione “emozionale” continuativa e contestualizzata, diffusa viralmente, bassi costi ed alti ritorni)

2) Generare “Business Lead” (collaborazione partecipativa, condivisione costi e rischi, dialoghi, scambio informazioni con clienti, espansione network contatti commerciali)

3) “Ritenere e fidelizzare” clienti esistenti e nuovi (Velocizzando interazioni, coinvolgendoli, assistendoli e garantendo convenienza)

Nel prossimo articolo vedremo alcune opere (esempi) di Rinascimento 2.0 assolutamente geniali ;-)

A presto su questi schermi (Ah! avete controllato quanti nuovi Blog hanno aperto mentre leggevate???) – Articolo disponibile anche su Arrotino del Web

 

Reputazione online – Google il diavolo e Acquasanta

16 mar

arrotino-boia (2)Adoro Google, nel bene o nel male è uno delle eliche che sospinge il vento Rinascimentale 2.0.

Ma nel suo condore 2.0 del suo slogan “don’t be Evil”, (è finto: it’s business it’s not personal) il motore di ricerca nato in un garage americano può diventare per molte aziende od individui un nemico giurato! Provate ad inserire il nome vostro o delle vostre aziende, se qualcuno ha mai scritto qualcosa di negativo, Google non si scorda, ne si scorderà in futuro e vi riporta tutto in termini di pertinenza (non di giusto o sbagliato, legale od illegale).

In America “Reputation Management” è nato proprio per fornire degli strumenti adatti ad affrontare le difficoltà che emergono nel gestire il proprio brand nel web. Quando Google (“Don’t be Evil”) diventa “Diabolico” e, ad una ricerca con il tuo nome, restituisce risultati imbarazzanti o quanto meno indesiderati. Tutti facciamo errori, ma con Google e nel web in genere un errore può mordervi i calcagni per molto tempo.

Ma google non è diabolico come sembra, fa il suo lavoro, ma cerca comunque di agevolarvi nel sapere cosa fare e quando. Innanzi tutto ha inserito una funzione gratuita “Google Alert” che una volta settato vi segnala in tempo reale quando e dove qualcuno ha menzionato voi od il vostro brand.

Poi scopriamo questo recente post del Google Webmaster Central Blog che fornisce alcuni interessanti consigli su cosa fare quando la negatività si accosta al vostro nome; suggerimenti quindi su come gestire le notizie e le informazioni che influenzano la tua reputazione online.

Pensaci 2 volte (anche 3)

La prima regola per risolvere il problema alla radice: pensaci 2 volte prima di inserire le tue informazioni personali su internet. A volte i motori di ricerca restituiscono risultati con i tuoi dati personali anche al di fuori del contesto in cui sono stati pubblicati in un primo momento. Detto in poche parole: “Devi essere sempre in controllo delle informazioni che pubblichi, la responsabilità è tua e tua soltanto“. Non inserire commenti con superficialità, soprattutto su pagine controllate da altri (nel tuo blog puoi sempre rimuovere).

Agisci in prima persona (e fallo in fretta)
Se qualcosa che non ti piace è stato pubblicato, cerca di rimuoverlo il prima possibile. Google non è il padrone di internet e restituisce solo i risultati inviati dagli instancabili spider. Instancabili, sì, ma non onnipresenti: se agisci in fretta puoi rimuovere i contenuti indesiderati prima ancora che siano indicizzati. Ecco i possibili scenari, a seconda di dove è il contenuto:

1) Il contenuto è sul tuo sito – Splendido! Facile facile: Ricontrolli ciò che hai pubblicato, ti accorgi che hai commesso un errore subito, modifica e nessuno se ne accorgerà… ma fallo subito!
2) Il contenuto è su una piattaforma di Sharing/Social Network – Probabilmente anche in questo caso non ci saranno grandi problemi. Entra nel tuo profilo e cancella il materiale o le informazioni che ti danneggiano. Al massimo, se le cose si mettono male, elimina definitivamente il tuo profilo.
3) Il contenuto è su un sito di terzi – Contatta il prima possibile il webmaster per far rimuovere le informazioni errate. Se il sito non presenta canali di comunicazione, puoi trovare le informazioni che cerchi effettuando una ricerca [ whois www.esempio.it ] o, al massimo, contattando l’azienda di hosting sempre elencata nei risultati whois.
Usa gli strumenti di Google
Solo dopo che il contenuto è stato fisicamente cancellato dal web (che sia stato tu a farlo o il web master di un sito terzo non importa) puoi rivolgerti al centro di rimozione url di Google per completare l’opera, sia di aggiornamento pagina che di rimozione dell’url obsoleto.

Utilizza un approccio proattivo
Se hai difficoltà a contattare il webmaster, o se questo (maledetto) si rifiuta di soddisfare le tue richieste, l’unico modo per contrastare la fuoriuscita di contenuti spiacevoli nella SERP di Google è la pubblicazione di nuovi contenuti capaci di “affossare” quelli che non ti rispecchiano. Certo, se hai a disposizione un network di siti satellite (possibilmente SEO Friendly) la cosa può essere abbastanza semplice, ma l’importante è combattere i risultati nefasti sul loro stesso piano:

Come affossi i contenuti sgraditi?

Per i testi: Usa il tuo blog, il profilo Google e un buon contatto Linkedin per diffondere le informazioni che preferisci.
Per le foto: pubblica delle nuove foto perfettamente ottimizzate per il web sia sul tuo blog che su Picasa e Flickr così risolvi le ricerche immagini di Yahoo!
Per i Video: inutile dirti che Youtube, Google Videos e Yahoo! Video sono i tuoi campi di lavoro. In questo caso, qualche buon consiglio su come creare dei video virali ti può servire.

Influenza le Google News
Anche se hai un blog ben indicizzato per veicolare i tuoi contenuti, forse non sei compreso tra le liste dei siti considerati da Google News. Se hai la necessità di far scivolare dalle ultime notizie qualcosa che non gradisci, ti conviene pubblicare contenuti validi sui migliori siti di comunicati stampa, ovvero piattaforme multiautore che Google tiene in buona considerazione per l’aggiornamento delle notizie.

Articolo disponibile anche su: Arrotino del Net

Ecco alcuni articoli che ho scritto su Reputation Management:

Reputation rule! I consumatori si fidano delle opinioni on-line

Reputation 2.0 – Le 10 regole per “Reputation Management fai da te”

“Reputazione 2.0”- Welcome to the Jungle!

Reputation 2.0 – Liberatevi dell’Omino Bianco

 

Usare Facebook come sito aziendale? Ma anche no!!!

13 mar

In alto i cuori! Sono rivolti al FUNK! E’ cosa buona e giusta…

Oggi giorno le opzioni di Social Media iniziano ad essere più chiare, accessibili ed evidenti a chi tiene le orecchie aperte. Anche i Media tradizionali, nonostante considerino in gran parte i Social Media come gli acerrimi nemici (dove pensate stiano finendo gli investimenti pubblicitari che perdono giornali e televisioni?) si trovano costretti a parlarne. Ecco quindi che si vede l’impomatato conduttore televisivo di turno che parla di vicende (chiaramente quasi sempre con accezzione negativa) che riguardano Facebook, Twitter, YouTube etc. La parola inizia a girare, è incontenibile e genera ascolti ed interesse.

Capita quindi sempre più spesso, per chi come me lavora con questi strumenti, di scambiare opinioni, impressioni e consigli con amici e persone che incontro. Devo dire che ultimamente sento sempre più persone, che magari gestiscono piccole aziende, o ristoranti o organizzano eventi che, dopo aver assaporato un accenno di potenzialità dei Social Media si “invasano” entusiasti e si fanno prendere la mano.

Vedi qualcuno che dopo i primi 10 minuti di Facebook o Linkedin si infila la muta di improvvisato Guru visionario e, con il sorrisetto ammaliante di chi ha scoperto di essere più furbo degli altri, ti dice:

 “Sai cosa faccio? Io uso Facebook come sito Aziendale!!! E’ gratis, pratico ed efficacie… perchè dovrei spendere soldi per un sito?”

In effetti la tentazione è grande. Innanzitutto, facilità di creazione di un network (almeno nei numeri) e quindi ottimo per la divulgazione e promozione delle proprie attività.

Inoltre molti si sentono rassicurati dall’informalità del linguaggio; non hai più bisogno di un esperto di comunicazione od un consulente di PR per comunicare (altro risparmio). Allo stesso modo puoi dialogare direttamente “faccia a faccia ” (letteralmente) con i tuoi clienti. Infine, dovesse servire, ad un costo relativamente basso (rispetto a giornali e televisioni) se vuoi puoi anche promuovere le tue attività ad un target mirato, per sesso, età, luogo di residenza, area di interesse e quant’altro! Spettacolare vero??!

NOOOOOO!!! Sbagliato!
Fidatevi, se pensate di usare Facebook come il vostro sito Web…. NON FATELO!

Scusate ma son sbottato!… ora vi spiego perchè:
1) E’ un rischio! Va contro alle condizioni di utilizzo di Facebook
Le condizioni di utilizzo che accettate iscivendovi dicono “You will not use your personal profile for your own commercial gain” (“Registration and Account Security”  al punto 2). Potete ignorarle se volete ma FB potrebbe non farlo, semplicemente bloccando il vostro account e virtualmente chiudendo le vostre operazioni, eliminando il network che avete faticosamente creato. Inoltre c’è sempre il rischio che un domani FB (o Twitter) insercano nuove funzionalità e condizioni che potrebbero impattare il vostro business.

2) Mantenete voi il controllo e Controllate voi  vostri contenuti
Già è complesso proteggere il flusso di informazioni in rete, se poi delegate ad un sistema esterno il controllo non vi semplificate certo la vita.
Su FB gli utenti hanno una libertà ed uno spirito diverso. Gli atteggiamenti sono gogliardici, informali e vale tutto…comportamenti diversi di quanto siano in siti istituzionali. Di per sè non è un problema, ma avete limitato controllo rispetto a quello che avreste nel vostro sito come Admin. Non scordatelo!

3) Non perdete l’opportunità di mostrare la vostra creativit�
FB vi fornisce una scatola vuota con aree pre-assegnate per contenuti, video, foto, commenti, email. E’ uno strumento utile come protesi a ciò che gia fate, ma come sito aziendale è molto poco originale. Ricordate che il fattore emozionale è fondamentale nel Web 2.0 e dovete esser in grado di variare gli impulsi che inviate lavorando direttamente su tutti i fronti. Con FB siete uno dei tanti, letti magari velocemente ma senza vero coinvolgimento. Inoltre non scordate che Web 2.0 vi offre l’opportunità di dimostrare quanto bravi siate. Usate FB e perdete questa opportunità!

4) Non perdete l’opportunità di essere ricercati e trovati in Google & Co.
Per quanto enorme e variegato l’universo FB è a sè stante. Se un domani decidete di proporvi siete limitati all’utilizzo degli strumenti forniti dalla piattaforma. Di per sè può non essere un problema, ma anche qui state perdendo opportunità importanti come partecipare al ben più vasto meccanismo di ricerca globale (Google su tutti), e soprattutto di “contestualizzare” la vostra indicizzazione (apparire in ricerca a chi vi sta cercando è sicuramente più intelligente che apparire in un riquadro davanti a gente che parla di tutt’altro).

5) E se bloccano/chiudono l’accesso a Facebook? Che fate?
Molte ditte (settore pubblico ma non solo) stanno chiudendo gli accessi a Facebook e Social Network… dall’oggi al domani perdereste audience e gettereste nel WC tutto il lavoro di promozione fatto sino ad oggi (tirate l’acqua, mi raccomando!)

Concludendo, chiamiamo le cose con il loro nome ed usiamo buon senso.
Social Network sono strumenti eccellenti come “protesi” delle vostre attività business, divulgano e promulgano i vostri contenuti meglio e in modo più efficace di ciò che avete conosciuto sino ad oggi… che sia aumentare la vostra base clienti, o fornire Assistenza rapidamente (…mmmmh pericoloso, ma qualcuno lo sta facendo), distribuzione di coupones e sconti, notizie ed eventi del vostro Brand, ma non può esser casa vostra!

Piuttosto utilizzate questi strumenti per convincere nuova audience a venirvi a trovare a casa vostra, nel vostro sito o blog, dove avrete preparato per loro delle sorprese e dove vorranno poi tornare con regolarità.
Ma ricordatevi bene dove deve esser costruita la vostra casa, il luogo dove veramente operate, dove cambiate le vostre strategie e controllate i progressi.

Convinti?

 
Commenti disabilitati

Posted in Condivisione 2.0, Looking for inspiration?, facebook, twitter

 

Blogging per business funziona

11 mar

“Blogging” (scrivere su Blog) è il Pilastro portante di Social Media Marketing.

Social Media Marketing si basa sulle famose “4 C“: Contenuto, Contesto, Connettività e Comunità (scimiottando le 4 P di Kotleriana memoria, product, place, price e promotion).

Il grande errore che molte aziende fanno è quella di puntare direttamente a strumenti come Facebook (Social Media) o Twitter (Micro-blogging) o YouTube (Video cast) semplicemente mettendo qualche stupido banner o video pubblicitario e sperando che del business si materializzi con l’intervento divino. Spreco di soldi e tempo, ma soprattutto un’opportunità gettata al vento. (Cit.)

Il nostro consiglio invece è quello di procedere per gradi, seguendo un ordine logico e strategico che contempli le 4 C fondamentali per Social Media Marketing. Infatti, in una ideale gerarchia di strumenti a disposizione, (che vedremo), Blogging è lo strumento più potente e penetrante per creare “Contenuto, Contesto, Connettività per arrivare infine ad una comunità di utenti fidelizzati”.

I guru Americani ci spiegano che per costruire una qualsiasi strategia di interactive Marketing (Interazione diretta online con potenziali clienti) si dovrebbe partire dalla posa di questa prima pietra. Tutto segue da li…

I poster statici e i monologhi di Cesare Cadeo hanno costi alti e bassissimi “Ritorni”. Online infatti è un gioco alla pari Aziende-clienti, dove utenti non subiscono più passivamente ma interagiscono, dialogano alla pari. Un banner è un insulto per questa gente! Ogni approccio dovrebbe sempre partire da contenuti.

In parole povere…Cosa è un Blog?

Un Blog è un sotfware, l’evoluzione Web 2.0 di un diario di bordo e permette a chiunque di postare (scrivere) contenuti di qualsiasi genere, solitamente con piglio informale e diretto. Articoli e contenuti si susseguono in ordine cronologico e resteranno sempre online (a meno che non decidiate il contrario, il controllo è vostro).

Ma è un sito Web?

Blog si differenzia dai normali siti web per le seguenti ragioni:

1) E’ laborioso pubblicare o modificare contenuti in un web site, nei blog è questione di secondi ed è estremamente facile (non serve una laurea in informatica).

2) Software per blog sono gratuiti e pratici. Noi consigliamo: http://it.wordpress.com/ dategli un occhiata; è più semplice di quel che si pensi. E’ inoltre possibile strutturare un Blog come un sito Web, godendosi i vantaggi qui sotto:

3) Google ed i motori di ricerca AMANO piattaforme Blog, a differenza di molti siti web. I motori di ricerca vengono informati ad ogni aggiornamento, inoltre si ha la possibilità di lavorare con collegamenti url esterni.Inoltre ad ogni articolo si associano TAG (parole chiave) che saranno sempre ricercabili anche in futuro. Ottimi quindi sia come risultati “organici” che per promozione “Siti Sponsorizzati di Google”. Se fatto bene, questo permette di acquisire velocemente visibilità e traffico e mantenere alto l’interesse e “ranking” in ricerca. Fatevi consigliare all’inizio, una volta capiti i trucchi lo farete da soli facilmente.

4) I Blog hanno delle funzionalità potenti per divulgarne i contenuti, fidelizzare un alto numero di lettori interessati, aprire un dialogo diretto con loro (attraverso commenti, raccomandazioni e coinvolgimento). Difficile trovare strumenti altrettanto potenti in un normale sito web.

5) I Blog portano i vostri contenuti (interessanti) in giro per l’etere senza che voi muoviate un dito. Se i contenuti interessano, saranno i vostri stessi clienti a spingere il Blog in modo virale, anche usando strumenti che voi non usate, portando il vostro Brand in luoghi nuovi, gratuitamente. Esistono “plugins” per automatizzare la notifica di nuovi contenuti in strumenti di Social Media (noi usiamo e consigliamo http://sharethis.com/)

6) I Blog sono dialoghi, modi per interagire con potenziali clienti, strumenti spettacolari di “Test Marketing” o “One to one marketing” . I feedback dei vostri clienti arrivano autentici, spontanei e veri e diventano una risorsa invidiabile per la vostra pianificazione strategica.

Articolo disponibile anche su “Diario di un Arrotino 2.0

Nel prossimo articolo parleremo di come iniziare ad usare un Blog.

 
Commenti disabilitati

Posted in Condivisione 2.0, Social Media per Medio Piccole Imprese

 

Il bianco rumore dei respiri

08 gen

Era sabato 6 dicembre e avevo trascorso il pomeriggio in centro, in giro per lo shopping dei regali di Natale. Tutto era bello, illuminato, festoso, natalizio, ma al contempo frettoloso e frenetico per la voglia di trovare il regalo migliore per la persona in questione.
Ed ecco che nella corsa da un negozio all’altro, assolutamente quasi fuori tempo massimo, m’imbatto nel libro di Alessandro Vettori: “Il bianco rumore dei respiri”.

Alessandro VettoriLo prendo su d’istinto. Sono una persona curiosa! Tutte le cose che mi incuriosiscono tipo depliant, brochure, cartoline, e cose del genere io le “raccatto”… Magari gli dò solo un’occhiatina veloce, ma le guardo!!
A casa ho controllato meglio quale fosse stato il mio “bottino”: wow un libro! Sulla copertina c’era scritto: copia gratuita liberamente a disposizione di tutti. Fatela girare! Wow!!
Sapevo che esisteva un passaparola per promuovere i libri, lasciandoli nei bar, a disposizione di chiunque volesse leggerli. Avevo letto che era un fenomeno diffuso, ma non mi era mai capitato di trovare un libro gratis in giro, pronto per esser letto… E invece stavolta sì!!

Queste cose mi piacciono troppo!! E poi a casa ho avuto un’ulteriore bella sorpresa! Nella pagina iniziale del libro c’era qualcosa scritto dall’autore… qualcosa del tipo: “ Questo è il mio 1° libro, voglio farlo conoscere col passaparola… Condividetelo!! Il suo viaggio inizia il 6 dicembre 2009 da Parma”. Cavoli! Ma che emozione! E’ stato molto bello sapere che quel libro non era lì per caso, ma, non lo so -magari sogno troppo- ma era lì che mi aspettava e io l’ho preso!!
A casa avevo una gran voglia di leggerlo, ma poi avevo paura che me lo sarei “bruciato” nel giro di un paio di giorni,e così, sempre in preda alla curiosità ho googlato l’autore: Alessandro Vettori.
Ed eccolo! Ho trovato chi è!! E’ un blogger!! Aveva pubblicato il suo libro on line, creando una specie di romanzo a puntate, e ora l’ha messo in un libro.

La mia idea forse è troppo ambiziosa, ma sarebbe bello se altri lettori condividessero con me l’esperienza della lettura di questo libro… e le emozioni che ne derivano…
Questo libro mi ha scelto…!!
Ora io posso scegliere a chi passarlo e a chi permettere di condividere con me un testo poetico… Oppure lascerò fare al destino, chi lo sa…

Articolo disponibile anche sul Blog di Chicaline

 
Commenti disabilitati

Posted in Condivisione 2.0, Creazione Community

 

"The web 2.0 suicide machine”: suicidio sui social network in modo rapido e indolore.

08 gen

Basta un click e “The web 2.0 suicide machine” consente agli utenti del mondo web 2.0 di “suicidare” la propria identità online, di uscire una volta per tutte dai social network e dire addio al mondo web 2.0.
Stando a quanto asserito dai gestori del sito www.suicidemachine.org gli aspiranti suicidi virtuali possono “eliminare tutti falsi amici virtuali” – e “farla finita con il loro alterego Web 2.0″. Il servizio funziona attualmente con Facebook, Myspace, Twitter e LinkedIn e in 52 minuti riesce a fare automaticamente ciò che manualmente richiederebbe oltre nove ore.
L’unico problema, decisamente non trascurabile, riguarda il fatto che per effettuare questo “suicidio assistito” occorre fornire al gestore della suicide machine i dati che permettono l’accesso ai vari social network; in sostanza, nulla garantisce che il profilo non venga copiato prima di essere distrutto, oppure che venga semplicemente spostato su pagine irraggiungibili dal titolare in attesa di futuri utilizzi illeciti.
La risposta del mondo web 2.0 non si è fatta attendere, e Facebook da qualche giorno ha bloccato l’accesso da www.suicidemachine.org. In pratica, non è più possibile “suicidare” il proprio account attraverso questo sito.
Un rappresentante di Facebook ha dichiarato: “Facebook permette a chi non vuole più utilizzare il sito di disattivare il proprio account, oppure di cancellarlo completamente. La Web 2.0 Suicide Machine invece raccoglie le credenziali di accesso dell’utente e questo costituisce una violazione della nostra policy, pertanto l’abbiamo bloccata.”
I gestori della ‘macchina per il suicidio virtuale’ hanno risposto lanciando una petizione per chiedere l’esclusione del suo indirizzo Internet dai siti banditi.

Articolo disponibile su InternetMarketingExperience

 
Commenti disabilitati

Posted in Condivisione 2.0, World and Funky Business

 

Facebook, Berlusconi, i gruppi misteriosi nati in un'ora e la costruzione identitaria

17 dic

facebookLa notizia ha già fatto il giro della stampa tecnica e di quella generalista: centinaia di migliaia di persone si sono trovate iscritte ad un gruppo “Sosteniamo SILVIO BERLUSCONI contro i FAN di massimo tartaglia“, senza averlo mai sottoscritto. Questo gruppo, evidentemente, nasce come uno dei numerosissimi gruppi bufala su Facebook, strutturati soltanto per attirare membri, ed ha cambiato nome per cavalcare l’ondata mediatica susseguente alla vicenda capitata al nostro presidente del consiglio. Insomma, per capirci (e passatemi l’iperbole): è come iscriversi ad un club di appassionati della lettura (del tipo “Tutti quelli a cui piace leggere un buon libro prima di addormentarsi”), creato ed amministrato da una persona che non conoscete, e poi scoprire che questo amministratore lo fa diventare il circolo dei fan del Manifesto del partito comunista, o del Mein Kampf, se preferite. Effettivamente, a molti potrebbe non far piacere.

Per capirci qualcosa in più, sono interessanti le reazioni degli utenti di Facebook, strutturate questi livelli:
- c’è chi si è ribellato, scrivendo nella bacheca del gruppo ed invitando gli altri a disiscriversi;
- c’è ovviamente chi sostiene la teoria del complotto, pensando che si tratti di una trama ordita dalla destra per controbattere ai numerosi gruppi che inneggiano all’aggressore di Berlusconi, e dei quali molti politici chiedono la chiusura;
- c’è chi ha un amico chiaramente di sinistra iscritto al gruppo e porta il suo nome a testimonianza della truffa.

Intanto, in home del gruppo, l’amministratore ci fa gentilmente sapere:

AVVISO IMPORTANTE
X TUTTI COLORO KE NN SANNO KI è STATO AD ISCRIVERLI!!
E STATO BABBO NATALE KE VI HA ELOGIATO CON IL REGALO PIU’ BELLO.

Insomma, sembra che la vicenda venga ricondotta nella cornice dell’iniziativa isolata di un singolo, probabilmente non del tutto lucido mentalmente: curiosamente (ma neanche tanto), è la stessa fine che sta facendo la vicenda dell’aggressione a Silvio Berlusconi.

Questa strana storia ci fa capire cosa rappresenti Facebook per moltissimi utenti (o meglio, per moltissime persone): uno strumento di definizione identitaria.
Su Facebook, le persone si iscrivono ai gruppi e diventano fan delle pagine per far sapere ai membri delle loro reti sociali quali sono le cose che amano, quelle in cui credono: in breve, chi sono veramente. E lo fanno con la loro identità reale, e non virtuale, non dimentichiamolo mai.

Certo, iscriversi ad un gruppo su Facebook implica un coinvolgimento tendente allo zero nella causa che decidi di sostenere davanti ai tuoi amici: è sufficiente un clic, e si può sempre tornare indietro. Non a caso, infatti, in questo modo si creano soltanto legami molto deboli tra i membri di quel gruppo, i quali raramente interagiscono tra loro
e quasi mai si conoscono, a parte qualche significativa eccezione.
Ma questo non significa che quell’adesione non conti nulla. Infatti, ora, quelle stesse persone si ribellano perché si sentono depredate della propria identità, e vedono il loro nome, il loro cognome, le loro foto, i loro stati entrare in dissonanza con un gruppo a cui non hanno scelto di aderire.

 
Commenti disabilitati

Posted in Condivisione 2.0, Creazione Community

 

Linkedin – Domanda e Offerta entrano nel Merito

14 dic

Natale si avvicina e vi faccio un regalo, spero gradito.

LinkedinParliamo di Linkedin! Pochi lo sanno e quei pochi non lo dicono (se lo tengono per loro brutte bestie ;-) ) ma è uno strumento potentissimo, per professionisti ma anche e, aggiungerei soprattutto, per le aziende.

Per un portale in lingua straniera (Inglese, tedesco, francese e spagnolo) avere 6 milioni di utenti italiani iscritti non può passare inosservato. Wikipedia dice che globalmente gli iscritti crescono di oltre 100,000 nuovi utenti a settimana quindi i 30 milioni globali menzionati sono stati superati da un pezzo.

Come spesso accade lo strumento è nato per uno scopo specifico ma si sta evolvendo nel tempo in un autentica “macchina da guerra” per il networked business.

All’inizio l’idea era favorire la creazione di network professionali, supportare la fase di selezione del personale alle aziende (con disponibilità di dati e informazioni precedentemente inaccessibili) e dare visibilità a professionisti che si proponevano sul mercato (non solo curriculum ma anche una prova della loro professionalità, certificata e validata dal proprio network).

Già questa era una grande idea ma quando migliaia di utenti hanno modo di ragionarci e perfezionare uno strumento come questo… ecco che nasce la macchina da guerra!!

Immagine linkedin geomalfieriOggi chi legge il mio profilo Linkedin ha informazioni utilissime su quello che faccio, anche giornalmente. Non vale più quello che dico ad un colloquio (spesso inventandosi lavori e responsabilità fittizie come farebbe Salgari) ma quello che faccio o so fare veramente. Informazioni sono accessibili prima ancora di chiamare qualcuno per un colloquio; la selezione parte quindi molto prima. La verità ha trovato la sua casa, tanto quanto il merito. Immagino sarà sempre più difficile nel tempo assumere il cognato o l’amico delle medie preferendoli impunemente ed ingiustificatamente a quelli oggettivamente più meritevoli. Come scrivevo in un vecchio articolo la valutazione nel merito è sempre soggettiva ma è ora nelle mani di molti piuttosto che di pochi. E tanta soggettività crea un oggettività!

Linkedin blogs e PollsDate un occhiata alla sezione Jobs: Aziende ora usano esclusivamente questi strumenti per cercare i propri candidati. Perchè? Perchè quello che dico che ho fatto è verificabile, grazie al network ed a quello che le persone con cui ho lavorato dicono di me. Sai l’inglese? Scrivilo! Scrivi Blogs? Mostrami! Intergisci con un network internazionale? Fammi vedere in che modo! E a te utente, Linkedin è così spettacolare che ti dice anche chi sta guardando il tuo profilo!

Company profile su linkedinGuardate come sta funzionando bene l’area “Companies“. Quasi una versione potenziata delle pagine gialle per le aziende. Anche loro saranno qui sotto scrutinio e non potranno più nascondersi.

Guardate alla sezione “Answer” di Linkedin. Domande e risposte, conversazioni in cui le persone comunicano, si scambiano opinioni e conoscenza, e nel farlo mostrano le proprie competenze. Da queste conversazioni nascono “business leads”, relazioni, idee, progetti imprenditoriali in collaborazio. I Salgari raccomandati di turno inizino a preoccuparsi.

Pubblicita in linkedinPer non parlare delle potenzialità di promozione contestualizzata e mirata ad un target specifico, in base al ruolo all’interno della società, al territorio (nazione) e sotto forma di dialoghi propositivi. Vendi server nel Regno Unito? Contatta solo i Tecnici Informatici che si occupano di quello nella zona geografica di tuo interesse.

Linkedin answerQuello è un investimento intelligente, con ottimi ritorni, soprattutto se riesci a sapere prima che queste persone stanno parlando e cercando informazioni sul tuo prodotto. Pensate, è possibile!

C’è molto altro. Avremo modo di parlarne ancora.

Quindi, per le vacanze di Natale il vostro regalo vi aspetta qui . L’avviso per tutti è uno solo: aprite il vostro Profilo in Linkedin e non dimenticate di aggiungermi nel vostro nuovo network professionale.

 
Commenti disabilitati

Posted in Comunicare 2.0, Condivisione 2.0, New rules of engagement

 

Caro Babbo Natale voglio le API nuove

11 dic

La letterina con la lista dei regali l’ha già scritta. Latte e biscotti, da lasciare sul tavolo della cucina la vigilia di Natale, sono già stati acquistati. Giusto per far vedere che è un bravo bambino preparerà anche un paio di carote per le renne, pulirà la canna fumaria e metterà un panettone all’interno del camino come nella pubblicità. E’ tutto pronto; resta soltanto da scegliere il giorno per la visita al centro commerciale di Mountain View dove sulle ginocchia del vecchio Babbo Natale, il “piccolo” Google, potrà chiedergli i suoi regali.

Proprio come i bambini che nella loro letterina hanno in lista un nuovo giocattolo perchè il vecchio è rovinato o mezzo scassato, Google nella sua ci ha messo una richiesta per le nuove API. Le vecchie e care API Gears ideate con lo scopo di rendere i siti internet simili ad applicazioni web verranno accantonate per dare sempre più spazio alle logiche basate sul nuovo standard web dell’HTML5.
Anche se Google garantirà ancora il pieno supporto alle API Gears, le applicazioni basate su questa tecnologia (come ad esempio WordPress) si dovranno aggiornare seguendo la strada che l’HTML5 sta tracciando. Con Chrome che tende sempre più a diventar un vero e proprio sistema operativo (Chrome OS) è necessario guardare al futuro basandosi su una tecnologia che, sebbene non sia ancora stata ufficialmente “battezzata” dal W3C, promette uniformità e nuove funzionalità. HTML5 permetterà di fare a meno di molti prodotti legati ai browser e di molti plug-in di terze parti. Molte logiche e funzionalità verranno integrate (plug-in video, streaming, ecc…) e si tenderà sempre più verso la creazione di un nuovo standard. La massima portabilità dei siti web su browser differenti e dispositivi mobili permetterà di avere internet sempre più al centro della vita di ogni singolo individuo.

Ci resta solo da aspettare il 25 dicembre per vedere se il “piccolo” Google sotto l’albero troverà il suo regalo. Ma siamo sicuri che durante l’anno sia stato un bravo bambino?

Articolo disponibile anche su: mambaneronet.com

 
Commenti disabilitati

Posted in Condivisione 2.0, Web 2.0 and Lifestyle

 

Baidu, il motore di ricerca cinese sfida Google?

02 dic

Riprendiamo un articolo di InternetMarketingExperience

A leggere alcuni articoli, sembra che Baidu, il motore di ricerca più utilizzato in Cina, faccia sul serio nell’attaccare il monopolio di Google. Ma non ci si rende conto della portata del fenomeno fino a che non si legge qualche statistica, ad esempio su Alexa. Primo sito cinese, visite quasi solo dalla Cina. Divario di traffico con Google ancora notevole, come si evince da questo grafico sui reach negli ultimi mesi.

badu-vs-google-alexa

Ma è interessante notare come la sfida venga lanciata a Google non sui volumi di traffico, quanto sulle capacità tecniche, partendo da un concetto noto, ma scioccante nelle proporzioni: la percentuale non indicizzata della rete è il 99,8. E quindi c’è un margine di miglioramento notevole.

Questa situazione, ammesso che le proporzioni siano reali (ripeto, solo 0,2% del web è raggiungibile dai motori di ricerca, ovvero esiste) è indubbiamente dovuto ai criteri, ancora in gran parte testuali, che guidano i motori di ricerca, e la sempre maggior multimedialità dei contenuti web. Ma è sufficiente?

In altre parole, siamo sicuri chegli utenti interessi tutto quello che sta sotto il pelo dell’acqua e che nasconde la maggiorparte dell’iceberg chiamato web? Non è forse l’esperienza di utilizzo di un motore che ne decreta il successo? Se è così, il numero di risultati è allora soltanto una delle componenti, forse nemmeno la più importante.