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Posts Tagged ‘Social Media and Advertizing’

Facebook, Berlusconi, i gruppi misteriosi nati in un'ora e la costruzione identitaria

17 dic

facebookLa notizia ha già fatto il giro della stampa tecnica e di quella generalista: centinaia di migliaia di persone si sono trovate iscritte ad un gruppo “Sosteniamo SILVIO BERLUSCONI contro i FAN di massimo tartaglia“, senza averlo mai sottoscritto. Questo gruppo, evidentemente, nasce come uno dei numerosissimi gruppi bufala su Facebook, strutturati soltanto per attirare membri, ed ha cambiato nome per cavalcare l’ondata mediatica susseguente alla vicenda capitata al nostro presidente del consiglio. Insomma, per capirci (e passatemi l’iperbole): è come iscriversi ad un club di appassionati della lettura (del tipo “Tutti quelli a cui piace leggere un buon libro prima di addormentarsi”), creato ed amministrato da una persona che non conoscete, e poi scoprire che questo amministratore lo fa diventare il circolo dei fan del Manifesto del partito comunista, o del Mein Kampf, se preferite. Effettivamente, a molti potrebbe non far piacere.

Per capirci qualcosa in più, sono interessanti le reazioni degli utenti di Facebook, strutturate questi livelli:
- c’è chi si è ribellato, scrivendo nella bacheca del gruppo ed invitando gli altri a disiscriversi;
- c’è ovviamente chi sostiene la teoria del complotto, pensando che si tratti di una trama ordita dalla destra per controbattere ai numerosi gruppi che inneggiano all’aggressore di Berlusconi, e dei quali molti politici chiedono la chiusura;
- c’è chi ha un amico chiaramente di sinistra iscritto al gruppo e porta il suo nome a testimonianza della truffa.

Intanto, in home del gruppo, l’amministratore ci fa gentilmente sapere:

AVVISO IMPORTANTE
X TUTTI COLORO KE NN SANNO KI è STATO AD ISCRIVERLI!!
E STATO BABBO NATALE KE VI HA ELOGIATO CON IL REGALO PIU’ BELLO.

Insomma, sembra che la vicenda venga ricondotta nella cornice dell’iniziativa isolata di un singolo, probabilmente non del tutto lucido mentalmente: curiosamente (ma neanche tanto), è la stessa fine che sta facendo la vicenda dell’aggressione a Silvio Berlusconi.

Questa strana storia ci fa capire cosa rappresenti Facebook per moltissimi utenti (o meglio, per moltissime persone): uno strumento di definizione identitaria.
Su Facebook, le persone si iscrivono ai gruppi e diventano fan delle pagine per far sapere ai membri delle loro reti sociali quali sono le cose che amano, quelle in cui credono: in breve, chi sono veramente. E lo fanno con la loro identità reale, e non virtuale, non dimentichiamolo mai.

Certo, iscriversi ad un gruppo su Facebook implica un coinvolgimento tendente allo zero nella causa che decidi di sostenere davanti ai tuoi amici: è sufficiente un clic, e si può sempre tornare indietro. Non a caso, infatti, in questo modo si creano soltanto legami molto deboli tra i membri di quel gruppo, i quali raramente interagiscono tra loro
e quasi mai si conoscono, a parte qualche significativa eccezione.
Ma questo non significa che quell’adesione non conti nulla. Infatti, ora, quelle stesse persone si ribellano perché si sentono depredate della propria identità, e vedono il loro nome, il loro cognome, le loro foto, i loro stati entrare in dissonanza con un gruppo a cui non hanno scelto di aderire.

 
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Linkedin – Domanda e Offerta entrano nel Merito

14 dic

Natale si avvicina e vi faccio un regalo, spero gradito.

LinkedinParliamo di Linkedin! Pochi lo sanno e quei pochi non lo dicono (se lo tengono per loro brutte bestie ;-) ) ma è uno strumento potentissimo, per professionisti ma anche e, aggiungerei soprattutto, per le aziende.

Per un portale in lingua straniera (Inglese, tedesco, francese e spagnolo) avere 6 milioni di utenti italiani iscritti non può passare inosservato. Wikipedia dice che globalmente gli iscritti crescono di oltre 100,000 nuovi utenti a settimana quindi i 30 milioni globali menzionati sono stati superati da un pezzo.

Come spesso accade lo strumento è nato per uno scopo specifico ma si sta evolvendo nel tempo in un autentica “macchina da guerra” per il networked business.

All’inizio l’idea era favorire la creazione di network professionali, supportare la fase di selezione del personale alle aziende (con disponibilità di dati e informazioni precedentemente inaccessibili) e dare visibilità a professionisti che si proponevano sul mercato (non solo curriculum ma anche una prova della loro professionalità, certificata e validata dal proprio network).

Già questa era una grande idea ma quando migliaia di utenti hanno modo di ragionarci e perfezionare uno strumento come questo… ecco che nasce la macchina da guerra!!

Immagine linkedin geomalfieriOggi chi legge il mio profilo Linkedin ha informazioni utilissime su quello che faccio, anche giornalmente. Non vale più quello che dico ad un colloquio (spesso inventandosi lavori e responsabilità fittizie come farebbe Salgari) ma quello che faccio o so fare veramente. Informazioni sono accessibili prima ancora di chiamare qualcuno per un colloquio; la selezione parte quindi molto prima. La verità ha trovato la sua casa, tanto quanto il merito. Immagino sarà sempre più difficile nel tempo assumere il cognato o l’amico delle medie preferendoli impunemente ed ingiustificatamente a quelli oggettivamente più meritevoli. Come scrivevo in un vecchio articolo la valutazione nel merito è sempre soggettiva ma è ora nelle mani di molti piuttosto che di pochi. E tanta soggettività crea un oggettività!

Linkedin blogs e PollsDate un occhiata alla sezione Jobs: Aziende ora usano esclusivamente questi strumenti per cercare i propri candidati. Perchè? Perchè quello che dico che ho fatto è verificabile, grazie al network ed a quello che le persone con cui ho lavorato dicono di me. Sai l’inglese? Scrivilo! Scrivi Blogs? Mostrami! Intergisci con un network internazionale? Fammi vedere in che modo! E a te utente, Linkedin è così spettacolare che ti dice anche chi sta guardando il tuo profilo!

Company profile su linkedinGuardate come sta funzionando bene l’area “Companies“. Quasi una versione potenziata delle pagine gialle per le aziende. Anche loro saranno qui sotto scrutinio e non potranno più nascondersi.

Guardate alla sezione “Answer” di Linkedin. Domande e risposte, conversazioni in cui le persone comunicano, si scambiano opinioni e conoscenza, e nel farlo mostrano le proprie competenze. Da queste conversazioni nascono “business leads”, relazioni, idee, progetti imprenditoriali in collaborazio. I Salgari raccomandati di turno inizino a preoccuparsi.

Pubblicita in linkedinPer non parlare delle potenzialità di promozione contestualizzata e mirata ad un target specifico, in base al ruolo all’interno della società, al territorio (nazione) e sotto forma di dialoghi propositivi. Vendi server nel Regno Unito? Contatta solo i Tecnici Informatici che si occupano di quello nella zona geografica di tuo interesse.

Linkedin answerQuello è un investimento intelligente, con ottimi ritorni, soprattutto se riesci a sapere prima che queste persone stanno parlando e cercando informazioni sul tuo prodotto. Pensate, è possibile!

C’è molto altro. Avremo modo di parlarne ancora.

Quindi, per le vacanze di Natale il vostro regalo vi aspetta qui . L’avviso per tutti è uno solo: aprite il vostro Profilo in Linkedin e non dimenticate di aggiungermi nel vostro nuovo network professionale.

 
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L'amico Marc ci scrive…

09 dic

Oggi ho aperto la mia pagina di Facebook e ho trovato subito, a livello occhi, la lettera aperta di Marc Zucherberg, il fondatore di Facebook, agli utenti del suo network. La curiosità si è subito impadronita di me e sono corsa a leggerla.

Riassumendo, ve la faccio breve, Marc ci ringrazia del nostro sostegno e della nostra voglia di condividere, ma dato che ci vuole bene ha deciso di fare 2 cose per noi: 1) togliere le reti geografiche, e 2) ancora una volta ci viene incontro nelle tutela della nostra sacra e inviolabile privacy. Un’anima pia!

Toglie le reti geografiche perché non sono più significative e non sia mai che la corsa verso la conquista del mondo globalizzato venga fermata; inoltre ci tutela maggiormente, semplificando e riunendo in un’unica pag tutte le impostazioni relative alla privacy che vengono richieste ogni qualvolta si decide di aggiungere un’applicazione.

Molti, a causa di loro leggerezze, hanno perso il lavoro, fidanzati/e a causa dell’amato/odiato fb, e spesso sono presi dalla voglia di fare causa a facebook, convinti che la soluzione stia tutta lì. Vi è poi un rimando al progetto vero e proprio che spiega i principi base su cui si fonda: CONTROLLO, SEMPLICITA’, CONNESSIONE. Il prodotto della mente di Zucherberg è spesso preso di mira perché accusato di andare contro la privacy, di rovinare la famiglia e le relazioni sociali reali, di farsi portatore di fenomeni paranormali, come la resurrezione di un morto! Ho sentito al Tg questo fatto: una ragazza voleva solo far rivivere il suo defunto fidanzato, e così ha deciso di farlo resuscitare, continuando a farlo vivere on line. Perciò il defunto su fb esisteva ancora!! …Anche se romantica come cosa, va anche questa contro la privacy; per non parlare dei casi in cui qualcuno si spaccia per qualcun altro, rubandogli l’identità, arrivando a diffamare un povero inconsapevole. Scherzi a parte, esiste veramente su fb un’applicazione per scoprire gli utenti morti ovviamente morti solo on line! E allora ancora grazie Marc!

La verità è che facebook è un passatempo, un modo per chiacchierare, un bar virtuale, caratterizzato da divertimento, simpatia e goliardia. Questo è ciò che è, o almeno è lo spirito con cui era nato. La lettera che Marc ci ha inviato mostra voglia di condivisione, rispetto e legalità. Ma c’è sempre qualcuno che pensa, chissà se a torto o no, che non è tutto oro ciò che luccica…

 
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La potenza è nulla senza il controllo!!!

27 nov

Spesso, anzi quasi sempre, si parla di blog e social media, dei loro contenuti, del loro impatto e della sempre maggior presenza sia on line che off line. Si tratta di un mezzo veramente potente…Solo che non si parla mai realmente di come si fa un blog…Parliamone allora!!

WordPress è una delle piattaforme più utilizzate.

Ma chi dobbiamo ringraziare per tale opera d’ingegno?

Il programmatore PHP Matt Mullenweg !! Lui ha creato tutto!! WordPress è una via di mezzo tra un blog engine, un’applicazione per la creazione e la gestione dei blog, e un CMS, una piattaforma per la realizzazione di siti Internet e per l’amministrazione di contenuti testuali, grafici e multimediali.

Perchè WP ha avuto così successo?

WordPress è stato concepito per essere utilizzato anche dall’utenza meno esperta , pur essendo ricco di molte funzionalità, e per questo motivo oggi milioni di bloggers, anche privi di conoscenze tecniche, lo utilizzano come motore del proprio sito.

Ma attenzione! Anche dentro a WP c’è una gerarchia!! Chi comanda?

I ruoli da suddividere sono i seguenti:

Amministratore: può fare praticamente tutto e per questo ha accesso a tutte le funzionalità messe a disposizione dal pannello di controllo, si tratta di un ruolo “delicato” che per ragioni di sicurezza deve essere accordato al minor numero di utenti possibile;
Editore: ha il permessi di pubblicare articoli scritti da lui o da altri utenti e di effettuarne la gestione, il suo raggio d’azione si limita all’amministrazione dei contenuti e non può effettuare modifiche a carico della piattaforma che gestisce il blog;
Autore: è un “editore di sè stesso” in quanto ha il permesso di pubblicare e di gestire soltanto i suoi articoli, gli editori potranno eventualmente modificare le scelte effettuate dagli autori;
Collaboratore: può scrivere gli articoli e metterli a disposizione per la pubblicazione ma non ha sufficienti privilegi per decidere in merito ad essa, l’ultima parola spetta infatti agli editori;
Sottoscrittore: ha il solo permesso di leggere gli articoli, postare eventuali commenti (ammesso che l’amministratore abbia concesso loro questo privilegio) e di ricevere informazioni tramite servizi come le newsletter.

L’importanza di tali ruoli non è assolutamente fittizia! Come già ho sottolineato precentemente, il blog ora diventa un mezzo fondamentale con cui gestire l’immensa mole di info presenti sul web. Questo, naturalmente, vale per chi alla reputazione ci tiene!! ;-P

 
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Social Relationship Management: il CRM al tempo dei Social Media

05 nov

Che relazioni corrono tra social media marketing e CRM? E soprattutto, a che tipo di evoluzione andranno incontro aspetti chiave come la profilazione degli utenti e il lead management con l’avvento del social web? In questo senso è molto interessante l’analisi pubblicata di recente da Forrester Research intitolata The Future Of The Social Web.

Secondo Forrester è possibile individuare cinque fasi nell’evoluzione in chiave sociale del Web:

  1. l’era delle relazioni: a partire dalla seconda metà degli anni ‘90 fanno la loro comparsa piattaforme multiutente che, come AOL, implementano per la prima volta i concetti di “profilo personale” e “connessione tra persone”, che superano il modello tecnicamente “asociale” della pagina web personale;
  2. l’era delle funzionalità: la fase in cui ci troviamo attualmente, caratterizzata dalla diffusione di piattaforme evolute come Facebook che mettono a disposizione degli utenti i paradigmi e gli strumenti fondanti per il vero Social Web;
  3. l’era della colonizzazione: attraverso la diffusione di tecnologie di identificazione permanente come Facebook Connect e OpenID e di integrazione come Google Wave, gli utenti possono muoversi liberamente tra network mantenendo intatto (almeno secondo Forrester) il proprio grafo sociale;
  4. l’era del contesto: la pervasività delle tecnologie sociali consente alle piattaforme non solo di riconoscere gli utenti, ma di personalizzare in modo intelligente e automatizzato la fruizione sulla base delle identità, delle relazioni e dei comportamenti sul web dei soggetti;
  5. l’era del commercio: i social network rendono definitivamente obsoleti i modelli del sito istituzionale e del CRM, e che le dinamiche di community costituiranno la spina dorsale di qualsiasi azione di marketing online.

Si tratta di un processo che secondo Forrester giungerà a compimento in tempi relativamente brevi (2012), come illustrato nel seguente grafico.

Forrester Research: le cinque ere del Social Web

Forrester Research: le cinque ere del Social Web

Nel suo commento alla ricerca, Brian Solis suggerisce che in concomitanza con l’avvento dell’era del Social Commerce debba prendere piede un nuovo paradigma tecnologico e di marketing, che sappia tenere conto delle relazioni sociali tra i consumatori e dei meccanismi “inter pares” che ne influenzano in modo reciproco il comportamento: acquisti, raccomandazioni, commenti… Un “Social Relationship Management” (SRM) che superi la visione rigida del CRM tradizionale, in cui le relazioni sono sempre e solo uno scambio diretto tra azienda e singolo consumatore.

A mio avviso, pur non confidando almeno per il nostro Paese in un’evoluzione così veloce e automatica (del resto, secondo un’indagine ISTAT a oggi solo il 60% delle imprese italiane informatizzate ha un sito web, e il 24% ha adottato forme di CRM al suo interno), credo che un ripensamento in chiave più “umana” del comportamento del consumatore sia estremamente necessario. Di fronte a mercati caratterizzati da saturazione dell’offerta, consumatori sempre più maturi, e crisi ormai irreversibile delle forme tradizionali di promozione e pubblicità, è inevitabile che il motore fondamentale che influenza il comportamento del consumatore sia rappresentato dal panorama di soggetti che formano la sua rete sociale. La sfida, tecnologica e sociologica, di riuscire a computare queste reti di relazioni, è grande, ma affrontabile.

C’è infine un’altra considerazione di Solis che a mio parere è molto interessante. Se i Social Media che tutti conosciamo vivono principalmente di contenuti (testi, foto, video pubblicati dagli utenti), le reti sociali online in chiave business sono invece incentrate sui dati. Identità, comportamenti, connessioni sociali e lifestreams sono il bagaglio che ogni utente dovrà essere in grado di portarsi dietro di piattaforma in piattaforma, per un’esperienza che a un certo punto non vedrà più discontinuità tra siti, ma consentirà agli utenti di agire in un unico, grande ambiente integrato che ci riconosce a ogni passo e ci suggerisce ciò che è meglio per noi.

Ci piacerà tutto questo? Glielo lasceremo fare?

Articolo disponibile anche su InternetMarketingExperience:

 
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Una gita in Facebook Lite: quale impatto per il social media marketing?

29 set

Biscottini della fortuna, animaletti virtuali, inviti, pagine, gruppi… chi non si è mai sentito in difficoltà di fronte alla grande quantità di input, spesso inutili e fastidiosi, che ci fornisce abitualmente Facebook non appena effettuiamo il login?

Diamo il benvenuto a Facebook Lite: una versione con funzionalità ridotte e interfaccia utente semplificata del popolare social network online dallo scorso 10 settembre e rivolta, almeno nelle intenzioni di Facebook, agli utenti nuovi o che non dispongono di connessioni veloci. In realtà, come vedremo, si tratta di una novità che nel medio termine potrebbe ridefinire globalmente il modo in cui il pubblico “consuma” Facebook.

Facebook Lite

Facebook Lite

Inizialmente Facebook Lite è partito in via sperimentale per i soli utenti U.S.A. e India, ma oggi qualsiasi utente Facebook può attivarlo, a patto che si imposti come preferenza la lingua inglese (sono comunque in corso le localizzazioni nelle altre lingue). Per la precisione, un utente italiano deve seguire tre semplici step:

  1. Autenticarsi all’indirizzo http://lite.facebook.com
  2. Andare in Impostazioni > Impostazioni Account > Lingua e selezionare English (UK) o English (US)
  3. Uscire temporaneamente da Facebook, e poi loggarsi di nuovo sempre su http://lite.facebook.com

Ecco un confronto tra le versioni Classic e Lite delle mie pagine Home e Profilo.

Queste le principali differenze a colpo d’occhio:

  • È sparita la colonna a sinistra
  • È sparito il campo per la pubblicazione del messaggio di status
  • È sparita la barra inferiore (chat, notifiche, ecc.)
  • I commenti non mostrano le immagini degli autori
  • Il corpo del testo è più grande
  • Le immagini sono di qualità ridotta (evidente soprattutto nella mia foto grande nella pagina di Profilo)

Oltre a una piacevole sensazione di maggiore “respiro” visivo, un altro beneficio evidente è la maggiore velocità con cui vengono visualizzate le pagine. Il motivo è strettamente tecnico: con un test effettuato tramite YSlow sulla mia home page, si passa dai 541 KB (e oltre 50 richieste HTTP) della versione Classic a soli 155 KB. Aggiungiamo una evidente riduzione nella quantità di dati visualizzati, e quindi di query, e la dieta è servita.

classic_home

lite_home

Ma se queste differenze di natura grafica portano benefici sostanziali in termini di usabilità, ci sono altri “illustri assenti” di natura funzionale:

  • le applicazioni
  • le pagine
  • i gruppi

Tre componenti fondamentali dell’”esperienza Facebook” del tutto scomparsi: non escono tra i risultati del motore di ricerca, non me li porto dietro dalla versione Classic, non vedo a cosa giocano o a quali gruppi si iscrivono i miei amici… niente. Non ho ancora avuto tempo di approfondire a dovere questo aspetto (dovrò farlo giocoforza a breve, per cui se sarà il caso vi aggiornerò), ma sulle prime sembra un autentico terremoto per chi vuole utilizzare Facebook con finalità di marketing, visto che alla fine gli unici strumenti che rimangono, oltre alla comunicazione testuale e multimediale diretta tra profili amici, sono gli annunci pubblicitari e gli eventi. In questo senso, Facebook Lite si avvicina in modo evidente al paradigma tipico di piattaforme di microblogging come Twitter o Tumblr, molto popolari all’estero ma, a differenza di Facebook, ancora poco diffuse in Italia.

A mio parere è interessante notare come, attraverso l’introduzione della versione Lite, Facebook sembri legittimare l’esistenza di fatto di due macro-tipologie di utenti. Da un lato gli utenti “classici”, che spendono molto tempo su Facebook utilizzandolo come piattaforma completa in cui integrare diversi tipi di attività: coltivare la propria “immagine digitale” attraverso fanship, gruppi e test, fare pubbliche relazioni attraverso pagine, commenti e notifiche, divertirsi attraverso i giochi, ecc. Dall’altra parte gli utenti “leggeri”, a cui interessa semplicemente il servizio core di Facebook, (mantenere i contatti coi propri amici attraverso messaggistica, foto e video), e che probabilmente effettuano sessioni di breve durata e quindi non vogliono distrazioni o perdite di tempo.

Negli ultimi due anni Facebook è stato senza dubbio il principale responsabile della diffusione su scala mondiale di tutta una serie di convenzioni culturali e d’uso legate ai social networks online (basti pensare ai concetti di “amici”, “bacheca”, “messaggio di stato”,  ecc.): adesso, come dimostrato anche dal recente redesign di MySpace, sembra che in un contesto di crescente competizione e ibridazione tra i top players mondiali la nuova frontiera sia rappresentata dalla ricerca di un’esperienza d’uso più razionalizzata e focalizzata sugli obiettivi primari di interazione diretta tra le persone. Sarà interessante osservare come andranno a distribuirsi le preferenze degli utenti, e se queste potranno essere messe in relazione in modo significativo con variabili di tipo demografico. Ad esempio sono curioso di scoprire cosa mostreranno di gradire gli utenti più giovani (secondo me non è affatto scontato che siano tutti dei “classici”), oppure di vedere cosa succederà nei paesi in via di sviluppo.

Potete trovare altre analisi di Facebook Lite su TechCrunch, CNet WebWare, Repubblica.it. E se anche a voi piace Facebook Lite, potete anche diventarne fan: in poco più di due settimane siamo oltre ventritremila ;-) .

Articolo disponibile anche su InternetMarketingExperience

 
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I comandamenti di Twitter – come usarlo in Business – Part 1

02 set
Cambierà le nostre vite?

Facilita il Business?

Molte aziende, soprattutto negli Stati Uniti, stanno capitalizzando sulla popolarità di Twitter per aprire nuove opportunità commerciali e migliorare (consolidare) le relazioni con i propri utenti online. Twitter è pratico ed immediato, e dà dipendenza e per questo millioni di utenti lo usano costantemente.

Strategicamente quindi è uno strumento importante, e se usato con raziocinio e buon senso, può facilmente e velocemente incrementare il bacino di clienti ed aumentare le vendite. Abbiamo gia spiegato in queste pagine come funziona, il suo possibile impatto a lungo termine raccontato alcuni esempi concreti Twitter e Governo e Twitter per la Casa

Prendendo spunto dall’interessante articolo di Sebastian su www.discsalesstyles.com vediamo ora alcuni suggerimenti concreti per utilizzare Twitter come strumento di marketing:

Partiamo con i primi due, nel prossimo articolo ne vedremo altri.

1) Usate Twitter per monitorare la vostra Reputazione.

Lo strumento di ricerca di Twitter è estremamente efficace e ti permette di controllare le conversazioni che riguardano il tuo business. Si può quindi considerare un ottimo strumento per monitorare la reputazione aziendale “Reputation Management” appunto. Un opportunità quindi per sapere rapidamente cosa si dice del vostro marchio (o di voi come individui), cosa si dice dei vostri concorrenti, e del settore in generale. Queste sono informazioni rilevanti, indirettamente possono darvi degli spunti per migliorare o modificare le vostre strategie e comunicazioni e migliorare la profittabilità dell’insieme.

2) Tenete I vostri “followers” (network di utenti che vi seguono) aggiornati.

Una volta aperto questo canale di comunicazione, dovete essere attivi e costantemente mandare “tweets” ai chi “si prende la briga” di seguirvi. Trattateli con rispetto, potreste aver bisogno di loro. Scegliete inoltre con cura gli utenti “Following” (network di utenti che voi seguite, ed i cui Tweet ricevete), scegliete utenti e brand che utilizzano Twitter per il loro online marketing, perché c’è molto da imparare da loro. Fate il possibile per assicurarvi che chi “seguite vi segua”, soprattutto quelli con molto traffico. Usate anche il loro traffico per i vostri messaggi di marketing ma non esagerate, mai dimenticare che Twitter è uno strumento di social network e non una macchina pubblicitaria. Cercate di mandare messaggi quanto più utili e significativi che potete. Pensate a ciò che fareste se foste inondati di messaggi promozionali SPAM da qualcuno, con un semplice click lo blocchereste; usate lo stesso metro di valutazione per i vostri tweet. Alternate piuttosto messaggi marketing ad altri di carattere personale, spiegando le attività in cui siete coinvolti, le difficoltà al pari dei successi.

Continua… I comandamenti di Twitter – come usarlo in Business – Part 2

 

Twitter e Micro-blogging – Una moda passeggera o miglioreranno le nostre vite a lungo?

30 lug
Cambierà le nostre vite?

Cambierà le nostre vite?

Strumenti di Social Media si susseguono freneticamente, sempre migliori, sempre più coinvolgenti e si soppiantano uno dopo l’altro. A questo trend nulla sembra essere immune, c’era Messenger, è arrivato MySpace, a sua volta soppiantato da SecondLife, poi da Facebook, che sta per esserlo da Twitter. E’ una semplificazione, sia ben chiaro, ma la velocità con cui nuovi strumenti  nascono, si impongono e vengono rimpiazzati dimostra la volubilità, la curiosità verso il nuovo e la scarsa fedeltà degli internauti di inizio secolo. Questa sembra essere una certezza, forse l’unica.

Personalmente, parlando del concetto di Micro-Blogging (piuttosto che dello strumento Twitter) credo siamo di fronte a qualcosa di leggermente diverso, un fenomeno sociale che potrebbe durare a lungo; dove per sociale si intende come “impatto sulla nostra società“.

Sin dall’avvento degli sms, credo sia appurato che le persone apprezzano comunicazioni brevi sia nella sfera privata che in quella professionale. Quando è stata l’ultima volta che avete scritto una lunga lettera od email?

Micro-blogging dicono “replichi” le nostre vite, e per questo è un approccio estremamente intuitivo con il quale ci ritroviamo familiari: poca formalità, rapidità di interazione, velocità nello scambio di informazioni, autenticità e trasparenza nei rapporti. Da più parti si legge online di Bloggers americani che stanno spendendo sempre meno tempo “bloggando” e sempre più “micro-bloggando”. Questo perchè l’interazione in Twitter per esempio è più immediata, rapida e coinvolgente di quanto possa essere in commenti di un blog… e tutti scrivono per avere feedback! Inoltre micro-blogging non preclude la pubblicazione di articoli anzi, ma è meno intrusivo ed “in your face” dato che scrivi un extract breve a tutti lasciandoli liberi di decidere se approfondire o meno.

Proliferare è una cosa ma radicarsi richiede un livello di “standardizzazione” (traduzione letterale del termine inglese Standardization) che non credo sia alla portata di questo strumento. E’ infatti innegabile che per radicarsi nelle nostre vite comporterebbe un utilizzo di Micro-blogging pressochè totale, come avvenuto per cellulari o televisioni. Ma a differenza di questi ultimi, ma anche di Blog o Facebook per esempio, Twitter funziona se è costantemente aggiornato, se trasmetti contenuto informativo stimolante ed accessibile, e non tutti sono in grado di farlo. “If you’re not tweeting you don’t exist” sembrano dire i profeti del Micro-blogging, ma dimenticano che caratterialmente siamo tutti diversi e ci saranno sempre persone restie ad usare questi strumenti, più che per scelta per incompatibilità o incapacità.

Ma come!? Non hai ricevuto il mio messaggio in Twitter???

Ma come!? Non hai ricevuto il mio messaggio in Twitter???

Il rischio è evidente: avere dei gruppi connessi ed attivi ed altri esclusi.

Personalmente credo che le vere potenzialità di Twitter dipenderanno dai benefici che emergeranno nel tempo ai propri utenti. Non credo Micro-blogging ci abbandonerà tanto presto, ma l’utilizzo dello strumento prenderà vigore in determinate aree (ad esempio come strumento aziendale di Customer Care ed Assistenza, Reputation Management, Branding, eventi) e ne perderà in altre (gestione di relazioni interpersonali).

Oggi chi decide è l’utilizzatore finale, sulla base del merito, in termini di benefici concreti. Penso che il destino di Micro-blogging sarà sempre e comunque nelle sue mani.

Voi che dite?

Altri Funky articoli su Twitter:

Che roba è stò Twitter – Lo spiego a mia Nonna!

Usa Twitter. Te lo dice il governo

Twitter per la casa

Twitter sotto Attacco!

 

Offresi – Mini corso su strumenti Social Media

09 giu

Social Media sta cambiando il mondo e le interazioni personali e professionali.

L’evoluzione del Marketing integrerà sempre più elementi  provenienti dal Marketing tradizionale agli elementi emergenti provenienti dai Social Media

Se volete restare al passo, mi offro di illustrarvi in linee generali il funzionamento e le dinamiche nuove di strumenti e tecniche come:

Twitter (micro-blogging), Wiki, Tagging, RSS, Mashups, Photo/Video sharing, Social Networks (Twitter, Facebook, Linkedin) ed altri

Contattatemi pure: alfieri.andrea@gmail.com

Potete servirvi di questi servizi in offerta e inserire nuovi servizi per ripagare la community attraverso servizi richiesti nella Banca Del Tempo Funky


Cosa è Funky Deposit:

Funky Deposit è il servizio di Baratto professionale di FunkyRev.

Il principio della Banca del Tempo offre ad utenti registrati la possibilità di scambiare conoscenze, nozioni, servizi e strumenti gratuitamente mettendo a disposizione (e scambiando) il nostro tempo.

La moneta di scambio è infatti 1 ora di tempo (a prescindere dal livello professionale del servizio) secondo un meccanismo di debiti e crediti verso la Funky Community.

In poche parole: Marco fornisce un 1 ora a Michela… quest’ultima può ripagare fornendo un ora a Marco oppure può fornire un ora ad Andrea (altro utente registrato) e così via.

Tale scambio può avvenire offline (incontrandosi di persona) od utilizzando strumenti web (skype, Wiki, Messenger, Slideshare, googletalk, youtube etc).

Lo scopo è quello di accrescere le ns competenze, ampliare il ns network, e condividere i ns progetti.

Per ulteriori informazioni contattate geomalfieri@gmail.com

 

 
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Social Media è Arte di Comunicare – Racconta la tua Storia Personale

15 mag

“Ritorniamo a quello che sapevamo prima di ogni conoscenza e di ogni coscienza, e nel contempo arriviamo a ciò che tutte le conoscenze e coscienze ci dicono di realizzare e di far fiorire…poi raccontiamo queste storie”

bimba-stupendaLa mia conoscenza? La mia coscienza?
Sono porte che si affacciano nel cortile dell’esperienza…questo vale per un bimbo di tre anni come per adulti ben temprati dalle stagioni della vita. Viviamo esperienze e conosciamo… viviamo esperienze e diventiamo. Ogni esperienza è una storia personale.

Ma l’esperienza è un viaggio splendido per i bambini, un gioco a cui non c’è bisogno di porre limiti ne protezioni. Più complesso il discorso per viaggiatori adulti; per questi ultimi non è affatto un gioco…. alla parola esperienza associano spesso parole come “Rischiare” o “giudizio” o “follia” al concetto più nobile di divenire, saper essere, sperimentare, confrontarsi, comunicare…. Morale: c’è stato un momento nelle nostre vite in cui qualcuno ci ha insegnato a diffidare del “gioco” dell’esperienza e della condivisione, mettendo l’accento sulla parola “pericolo”. A un certo punto “condividere le nostre esperienze” se non con gli amici più fidati, è diventato una follia.

Questo vale per individui ed a maggior ragione per aziende. Quante aziende veramente comunicano il valore delle proprie esperienze? Quante invece considerano come valori da trasmettere e condividere la vulnerabilità dei propri passi, i ragionamenti di fondo che portano alla nascita di un’ idea, le proprie tentennanti  decisioni e rischi ? Non sia mai! E allora tutti, individui ed aziende, a travestirsi da Jeeg Robot d’Acciaio…. invincibili, infallibili, bellissimi e con questa corazza, senza titubanza alcuna pensiamo di poter veramente di essere accettati e venerati. Ma gli infallibili difficilmente crescono e migliorano… proprio perchè non sentono il bisogno di comunicare ma solo di mostrarsi.

E’ la condivisione dell’esperienza che può veramente “umanizzare” un individuo ed una azienda…non è la meta, ma è il viaggio che ispira chi vi ascolta. Dal momento che Social Media crea un audience globale in attesa delle vostre esperienze, voi potete decidere di lasciare il palco vuoto o di prendere il microfono, raccontare la vostra storia e condividerne gli sviluppi. Come detto precedentemente, non potete non comunicare.

Forse oggi è giunto il momento di fare un passo indietro, e ripensarci un pò bambini. Dall’America sta nascendo il concetto di Experiencial info  come il naturale evolversi del Web 2.0. Esperienza:  è una goccia del mare nel quale quotidianamente ci apprestiamo a nuotare e a scoprire… abissi interminabili, vortici paurosi, caverne di tesori, mondi sovrapposti e variopinti. E’ un viaggio che chiede di esser raccontato!

Un esempio: Uno dei blog più seguiti negli States è “Boobs on Ice” dove Susan Reynolds racconta il suo vissuto dal momento in cui, nel Marzo 2008, gli fu diagnosticato un tumore al seno. E’ una storia vera, fatta di tempeste ed onde, con le sue meraviglie, i suoi orrori; ma è dannatamente vera.  Utenti online si appassionano alla storia ed intorno alla storia si legano altre storie personali, iniziative, suggerimenti utili anche in altri ambiti. Infatti quella era l’inizio di una storia che continua. Nel suo ultimo articolo in Aprile 2009 si parla della sua esperienza con Twitter. Inoltre nel suo Blog potete comprare libri, contattare dottori, scambiarvi contatti. Il problema si è esaurito? Forse, ma semplicemente si è creato un dialogo durevole con lettori (ora fidelizzati attraverso un rapporto personale diretto). Migliaia di utenti da tutto il mondo, che hanno seguito Susan mentre  affrontava la sua battaglia, condividevano i suoi passi, oggi proseguono quel dialogo, una comunicazione che vive di vita propria, su altre tematiche ed esperienze da condividere. Susan potrebbe ora vendere portaceneri di carta ed avrebbe un seguito.

Le storie personali fidelizzano molto più che un banner pubblicitario od una carta fedeltà.

Oh tu Azienda!… oh tu Individuo!… oh tu Prete Funky!… Forse c’è un nuovo modo di proporsi, fidelizzare, farsi conoscere… quella di “Raccontate la Vostra Storia Personale”

Nel prossimo articolo vi racconteremo la nostra “Storia Personale”… ovviamente una Storia Funky!

In alto i cuori, sono rivolti al FUNK!

 
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