
Continuiamo dall’articolo precedente (Part 1)
Come detto, prendiamo spunto da un vecchio articolo di David Tewksbury and Jason Rittenberg “Online News creation and consumption – Implication fo Modern democracies” (disponibile qui).
Dicevamo che internet trasferisce controllo all’utente, e con esso responsabilità e decisioni.
Ma quali fattori condizionano queste scelte?
Hargattai (2002) Webster/Lin (2002) Richard (2004) elencano fattori che condizionano le scelte degli utenti su quali strumenti usare: 1) browsing skills (facilità d’uso) 2) Site popularity (reputazione e passaparola) 3) Structure & Information (specificità di argomento) e 4) Personal Choice (percezione credibilità, come nell’esempio di Bush sopra).
Il criterio di “Recommended reading” sembra influenzare la scelta: Ciò che raccomanda un altro utente è percepito come meritevole. Un altro elemento di trasferimento di controllo all’utente e perdita di controllo dell’editore. Un altra variabile di influenza per utilizzo di internet è la moda; LaRose/Eastin (2004) parlano di “Status seeking” come di grande elemento motivatore per utilizzare internet. Differenziarsi quindi dal “popolaccio” e mettersi al passo coi tempi. Questo si riferisce chiaramente ai primi anni del millennio, oggi Internet non è più uno strumento di separazione di “classi” come allora; ma come vedremo anche la moda si è “specializzata”.
Ciò che se ne deduce è che i criteri di scelta sono influenzati da “motivazioni personali” su numerose variabili: fede politica, moda, specializzazione, partecipazione, senso di appartenenza, sentirsi più informati, disprezzo per altri media (es.Cable TV scelta da appassionati di intrattenimento). Difficile inoltre verificare l’esperienza stessa dell’utente, grado di soddisfazione, consigli di amici etc che possono anche condizionare comportamenti futuri.
Sono le informazioni online meglio assimilabili e memorizzabili?
L’articolo di Tewksbury/Rittenberg fa una interessante osservazione. Si direbbe che online news possano essere meglio “immagazzinabili” dall’utente; in fondo come struttura si adatta bene alla struttura associativa del cervello umano.
Da un punto di vista cognitivo invece gli effetti facilitativi di assimilazione notizie sembrano essere ridotti sostanzialmente dall’inserimento di video e audio associati alla notizia (Sundar2000). Inoltre la quantità di informazioni e lo sforzo necessario per elaborazione selettiva sembrano ridurre l’efficacia di internet (Dunwoody 2002). L’utilizzo di hyperlink inoltre fragmenta il flusso di apprendimento (Trenayne/Dunwoody 2001) e riduce l’assimilazione dell’informazione rispetto al cartaceo, il cui flusso informativo è lineare.
Interessante: Strano che tutti i quotidiani online stiano ormai percorrendo questa strada consapevoli che l’assimilazione è ridotta rispetto ai metodi di divulgazione tradizionale. Forse, notizie e loro divulgazione ottimale non sono più valori primari, forse rimpiazzati dalla necessità di per inserire e divulgare Online Advertising. Possibile.
Ma ad ogni azione corrisponde una reazione. Se quotidiani online riducono approfondimenti e rendono complessa l’assimilazione di notizie, un utente cerca le sue fonti altrove. Questo potrebbe inoltre dimostrare l’aumento della sfera di influenza di molti Blog, meglio capaci di sviluppare e mantenere alto l’interesse del lettore senza troppe distrazioni, con prevalentemente testo e contenuti specifici (lo vedremo) su cui focalizzarsi.
Blog
I Blog sembrano essere nati come accessori fondamentali di giornali online “mainstream”.
Offrono approfondimenti di notizie poco visibili, opinioni di parte e sono percepiti come esterni alla sfera di controllo a cui spesso sono associati editori. Spesso sono efficacissimi nel re-indirizzare traffico su siti mainstream, a tenere vive le discussioni, a pianificare linee editoriali (valutare quali approfondimenti susciterebbero interesse), a creare storie (spesso da un blog finiscono sui giornali). Schoenbach 2005 spiega che utenti sono sottoposti a stimoli e flussi informativi ridotti, e più focalizzati. Inoltre Blogs sono strumenti semplici ed immediati, accessibili e facilmente divulgabili con passaparola. Sono in fine strumenti eccellenti per aumentare le categorie di informazioni offerte da giornali online ed offline, “segnalando” o addirittura “creando” gli argomenti richiesti dagli utenti (Agenda setting).
Come conseguenza si inizia ad intravvedere una “fragmentazione” quasi incontrollabile nel flusso informativo che necessità costante monitoraggio da parte di editori (online ed offline). Altro elemento di trasferimento di controllo all’utente.
“Specialization is what people do”:
Controllo implica scelta, con la scelta si arriva alla selezione di limitate aree di interesse. La specificità degli argomenti è una chiave di lettura importante. Specializzazione significa che l’utente ignora le proposte e focalizza l’attenzione SOLO su alcune aree. Molte informazioni proposte al di fuori del segmento specialistico quindi hanno seguito limitato. Tradizionalmente quasi tutto passava sotto l’occhio del lettore, e in modo propositivo stimolava interesse (titolo, foto etc). Oggi questo non succede, ci sono effetti evidenti per editori e pubblicitari.
La specializzazione potrebbe addirittura portare ad un decremento di cultura generale.
Segmentazione, frammentazione o polarizzazione sono gli effetti.
Segmentazione è ciò che editori fanno in risposta alla crescente specializzazione degli utenti. Focalizzano quindi i contenuti su gruppi di interesse specifici, spesso assecondando le necessità di sponsor pubblicitari. Contenuti profilati quindi almeno online. Infatti spesso i media tradizionali continuano a proporsi ad un utenza più grande ed eterogenea.
Frammentazione
E’ il risultato della segmentazone. L’audience viene segmentata. Gruppi profilati che accedono a certe informazioni significa che le stesse informazioni possono non raggiungere tutti. E’ uno dei tanti paradossi di Internet, il grande strumento democratico per eccellenza ci sta portando indietro nel tempo e limitando il flusso informativo a specifiche classi di utenti.
Polarizzazione
E’ la possibile conseguenza della segmentazione. L’informazione diventa accessibile a gruppi ma non raggiunge altri. Tawksbury (2005) spiega che utenti possono passare molto tempo online ma informarsi solo di poche cose, in modo approfondito. Il rischio è che conoscano molto bene una cosa, ma ne perdano molte altre. Questa è anche una necessità di marketing per online advertising, annunci contestualizzati hanno senz’altro un ritorno migliore. Quale miglior maniera che segmentare la propria utenza?
Democrazia dell’informazione
Abbiamo visto che ci sono problemi evidenti, frammentazione e polarizzazione servono bene online advertising ma tendono a limitare “general knowledge”. E’ anche vero che internet offre una illimitata gamma di informazioni, approfondimenti e interpretazioni, come detto anche grazie a Blog. Inoltre è oggi possibile per un lettore interagire direttamente con chi scrive articoli ed altri lettori (anche con ausilio di Forum). Ancora abbiamo visto che ci sono prove evidenti del fatto che utenti oggi hanno la possibilità di influenzare le informazioni che vengono proposte (anche con ausilio di aggregatori di news). Quest’ultimo strumento potrebbe coadiuvare un bilanciamento degli effetti della polarizzazione e segmentazione, dando un immediato effetto di ciò che la maggioranza di utenti sta seguendo e stimolandone la promulgazione e approfondimento.
Ma è il bello di Internet di oggi. Gli utenti stessi alla fine troveranno il modo di crearsi gli strumenti adatti per ovviare alle chiare limitazioni di chi è incapace di fornire informazioni in modo efficiente.
Sia lodato Web 2.0!