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Posts Tagged ‘internet marketing’

Il Medio Evo sta finendo – Preparatevi al Rinascimento 2.0

17 mar

Buongiorno, tutto bene?
Rieccoci a parlare di Social Media; oggi parliamo a tutti coloro che stanno mettendo la testa sotto la sabbia e continuano a ripetere che “a loro non serve cambiare le vecchie abitudini“.

Il mondo si muove veloce signori miei, e solo perchè ad oggi in Italia siamo i secondi peggiori in Europa per uso di internet (solo la Grecia sta messa peggio) non significa che saremo sempre al medio-evo… il “Rinascimento” è proprio dietro l’angolo! Non potete sfuggire ai “Social Media” per il vostro business.

Gary Haynes ha pensato ad un buon modo per mostrarvi la velocità in cui l’universo internet si muove:

Quando avete finito di leggere l’articolo, andate a vedere quanti nuovi membri ha Facebook, o Twitter oppure quanti video sono stati visti su YouTube in questi pochi minuti.

Se questo ancora non basta… fiuuuu!! quando siete duri da convincere ;-) Proviamo a sfatare alcuni dei vostri “luoghi comuni”

“Geometra! Io ho una piccola azienda … che me ne faccio dei Social Media. Il mio business è troppo piccolo”

Come sempre accade l’uomo inventa strumenti per soddisfare dei bisogni. Facebook è nato come “Annuario multimediale” per tornare in contatto (o mantenere i rapporti) con vecchi compagni di università. Il “nonno” di YouTube è nato per permettere ai soldati USA impegnati nel Golfo, di comunicare e mandare video ai propri famigliari.

Ciò che le orde “Rinascimentali Web 2.0″ fanno benissimo è pensare a nuovi usi per quegli stessi strumenti. E questa è l’opportunità che ognuno di voi ha oggi:

Prendere uno strumento, capirlo e trovare un applicazione per agevolare e promuovere il proprio business!

Web 2.0 cambia le dinamiche di relazioni ma in cambio ti offre la possibilità di ottenere risultati che vadano al di là della semplice vendita di un prodotto/servizio. In linee generali i risultati che si possono ottenere sui quali noi consulenti lavoriamo sodo sono 3:

1) Aumento delle vendite (con Strumenti di promozione “emozionale” continuativa e contestualizzata, diffusa viralmente, bassi costi ed alti ritorni)

2) Generare “Business Lead” (collaborazione partecipativa, condivisione costi e rischi, dialoghi, scambio informazioni con clienti, espansione network contatti commerciali)

3) “Ritenere e fidelizzare” clienti esistenti e nuovi (Velocizzando interazioni, coinvolgendoli, assistendoli e garantendo convenienza)

Nel prossimo articolo vedremo alcune opere (esempi) di Rinascimento 2.0 assolutamente geniali ;-)

A presto su questi schermi (Ah! avete controllato quanti nuovi Blog hanno aperto mentre leggevate???) – Articolo disponibile anche su Arrotino del Web

 

Business con Twitter? Si può fare!

21 ott

Che Twitter sia un fenomeno mondiale, ormai non ci sono dubbi. Ma che le aziende possano trarre opportunità di business da Twitter, è tutt’altro che una certezza. Nonostante questo, l’approccio di molte realtà è stato finora su questa falsariga: visto  che è gratis, buttiamoci, tanto non perdiamo nulla.

In realtà, come tutti gli strumenti Internet, anche Twitter, senza approccio strategico, rischia di rimanere un contenitore vuoto, una buona opportunità per rinfrescare l’immagine davanti agli stakeholder (”Sono su Twitter!!!”), ma poi null’altro. Soprattutto, il rischio è non sfruttare il potenziale di relazione che sta alla base del successo di Twitter.

Leggiamo questa slide di Delphine Remy-Boutang, social media marketing manager di IBM, per iniziare a capire come approcciare a livello strategico l’utilizzo di Twitter, e di sfruttarne tutte le potenzialità, senza illusioni né perdite di tempo.

Fonte: Ogivily. Citato da http://www.socialmediatoday.com/SMC/134138

Credits: Ogivily. Citato da http://www.socialmediatoday.com/SMC/134138

Il primo elemento che emerge immediatamente è un fattore comune a queste considerazioni: Twitter non è l’ennesimo media in cui diffondere messaggi broadcast di marketing. E’ al contrario uno strumento di relazione, utile per certe finalità di corporate communication, ma non per altre. E’ in particolare uno strumento di:

  • relazione con i clienti;
  • gestione della reputazione, ed in particolare delle situazioni di crisi (ma non solo)
  • copertura mediale degli eventi;
  • promozione “just in time” dei prodotti;
  • coivolgimento attorno ad una causa.

Il primo passo è chiedersi: la mia organizzazione è interessate a seguire una di queste finalità? Se la risposta è sì, Twitter è un’alternativa da considerare, e, in certi contesti, impossibile da ignorare.

Vedremo nelle prossime puntate della serie come seguire ciascuno di questi obiettivi di comunicazione su Twitter.

Articolo disponibile anche su Internet Marketing Experience

 
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Community marketing: come costruire una comunità online – puntata 3

22 set

azione-reazioneContinuiamo i nostri suggerimenti in ambito Community Marketing.

Dopo avere affrontato l’analisi strategica (v. puntata 1) possiamo concentrarci sulla fase di progettazione, iniziando dalle tipologie di Comunità:

I precedenti articoli, se ve li siete persi, li trovate qui:

Community marketing: come costruire una comunità online – puntata 1

Community marketing: come costruire una comunità online – puntata 2

A tal fine è fondamentale stabilire quale genere di community intendiamo creare.  

E’ possibile identificare diverse tipologie, determinate da un lato dalla motivazione e dall’interesse mostrato dagli utenti verso la community e dall’altro dai valori del brand e del business intorno ai quali ruota la community stessa.
Incrociando queste variabili possiamo definire le seguenti tipologie:

1. community basate sulla fedeltà, finalizzate a creare relazioni fedeli con i membri e i clienti attuali e potenziali;

2. community basate sull’entusiasmo, composte da membri che condividono una passione legata al brand dell’azienda;

3. community basate sullo sviluppo condiviso di nuovi prodotti: mettono in relazione soggetti coinvolti nello sviluppo di nuove attività aziendali, sia interni che esterni all’azienda;

4. community basate sugli eventi, finalizzate a raccogliere adesioni per un evento e creare una comunità di partecipanti per più eventi;

5. community di formazione, sia interna all’azienda, sia rivolta ai clienti finali o al trade per l’utilizzo ottimale dei prodotti e dei servizi;

6. community di supporto ai prodotti, centrate all’assistenza post-vendita o per la rete vendita.

Articolo disponibile anche su InternetMarketingExperience

 
 

Internet ai tempi dei Dinosauri

28 mag

artusiCorreva l’anno 1995 quando iniziai ad usare internet.

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti; si è passati da uno strumento di mera connessione, a canale di vendita, a canale di comunicazione ad oggi, in cui internet sembra diventare uno strumento di interpretazione della base sociale.

Infatti con l’avvento del Web 2.0 ci siamo trovati in mano degli strumenti nuovi per diventare interpreti della nostra  vita sociale, più o meno reale che sia.

Con queste nuovi mezzi noi consulenti Web Marketing abbiamo asemblato nuove strategie e strumenti commerciali/gestionali e ci siamo fiondati all’attacco di Aziende multinazionali e dei loro budget pubblicitari.

In realtà, ve lo dico con onestà, lavorando con questi grandi colossi ci si rende conto di come Internet sia considerato meramente come strumento per ridurre i costi di comunicazione ma non viene quasi mai sfruttato per le sue vere potenzialità. Le varianti nelle strategie aziendali sembrano orientate al mezzo, piuttosto che finalizzate ad obiettivi ambiziosi come intavolare relazioni fidelizzate, favorire comunicazioni e gestire base dati in modo efficace ed efficiente.

E’ frustrante, per chi ragiona in termini di visione futura, prendere atto delle opportunità perdute a causa della resistenza al cambiamento di strutture oligarchiche-piramidali, iper-strutturate.

Forse sarebbe più semplice sviluppare certi discorsi per PMI piccole-medie imprese (rappresentano il 75% del tessuto economico italiano). Forse è l’azienda sotto casa quella che può veramente capire e beneficiare dell’opportunità di Web 2.0.  Ricordate: Online, non conta il fatturato, ma siamo tutti sullo stesso piano. 

Proprio l’altra sera stavo pensando al mobilificio da cui mi sono servito qualche mese fa. Si chiama MATREM ARREDAMENTI ed è a Parma. Sono in gamba ed, a parte qualche problemino, mi ritengo soddisfatto della scelta fatta. E’ una azienda sana, ben visibile territorialmente, con una buona reputazione che periodicamente tappezza la città di poster pubblicitari, così come i maggiori quotidiani locali. Pensandoci, sarebbe una struttura interessante con cui lavorare sull’online.

Mi domando perchè non succeda, quali siano le percezioni del Web 2.0 (sempre che ce ne siano) di questi imprenditori. Mi domando perchè i vari consulenti pubblicitari che bazzicano i loro uffici non approccino queste aziende medio-piccole sottolineando i vantaggi di intraprendere una strategia online.

Proviamo a buttar giù alcuni motivi di resistenza al cambiamento strategico per queste imprese; le possibili percezioni sbagliate:

1. Oneroso? Bang!!!!!! risposta sbagliata, il costo mediamente è la metà rispetto agli altri media con ROI più alto;

2. Occorre una laurea informatica? Bang!!!!! risposta sbagliata, io non so nenache accendere il computer. Inoltre gli strumenti di social media sono stati disegnati per neofiti e non per esperti;

3. Troppo tempo da perderci? Risposta esatta, per costuire una relazione occorre tempo. Poi gigolò del web non la racconterete a me per pocciare il biscottino bisogna saperla contare non è vero?????

4. Tempi lunghi per ottenere risultati concreti? Depende depende come dice una nota canzone di qualche anno fa;

5.  Online come unico canale? (piuttosto che canale aggiuntivo/parallelo). La comunicazione on line si integra perfettamente con quella off line perchè per primo sono target differenti, messaggi differenti e orari differenti;

6. Comunicare coi clienti è troppo complesso? (meglio monologo che dialogo). Esatto!!!!! Infatti la politica ci insegna…..ma il dialogo fidelizza, mentre il monologo alla lunga stanca. Il dialogo ci rimette in discussione, mentre il monologo no.

La morale è….chi glielo va a dire a Mr. MATREM????

My Blog: http://internetmarketingexperience.wordpress.com/