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Posts Tagged ‘geom alfieri’

Reputazione online – Google il diavolo e Acquasanta

16 mar

arrotino-boia (2)Adoro Google, nel bene o nel male è uno delle eliche che sospinge il vento Rinascimentale 2.0.

Ma nel suo condore 2.0 del suo slogan “don’t be Evil”, (è finto: it’s business it’s not personal) il motore di ricerca nato in un garage americano può diventare per molte aziende od individui un nemico giurato! Provate ad inserire il nome vostro o delle vostre aziende, se qualcuno ha mai scritto qualcosa di negativo, Google non si scorda, ne si scorderà in futuro e vi riporta tutto in termini di pertinenza (non di giusto o sbagliato, legale od illegale).

In America “Reputation Management” è nato proprio per fornire degli strumenti adatti ad affrontare le difficoltà che emergono nel gestire il proprio brand nel web. Quando Google (“Don’t be Evil”) diventa “Diabolico” e, ad una ricerca con il tuo nome, restituisce risultati imbarazzanti o quanto meno indesiderati. Tutti facciamo errori, ma con Google e nel web in genere un errore può mordervi i calcagni per molto tempo.

Ma google non è diabolico come sembra, fa il suo lavoro, ma cerca comunque di agevolarvi nel sapere cosa fare e quando. Innanzi tutto ha inserito una funzione gratuita “Google Alert” che una volta settato vi segnala in tempo reale quando e dove qualcuno ha menzionato voi od il vostro brand.

Poi scopriamo questo recente post del Google Webmaster Central Blog che fornisce alcuni interessanti consigli su cosa fare quando la negatività si accosta al vostro nome; suggerimenti quindi su come gestire le notizie e le informazioni che influenzano la tua reputazione online.

Pensaci 2 volte (anche 3)

La prima regola per risolvere il problema alla radice: pensaci 2 volte prima di inserire le tue informazioni personali su internet. A volte i motori di ricerca restituiscono risultati con i tuoi dati personali anche al di fuori del contesto in cui sono stati pubblicati in un primo momento. Detto in poche parole: “Devi essere sempre in controllo delle informazioni che pubblichi, la responsabilità è tua e tua soltanto“. Non inserire commenti con superficialità, soprattutto su pagine controllate da altri (nel tuo blog puoi sempre rimuovere).

Agisci in prima persona (e fallo in fretta)
Se qualcosa che non ti piace è stato pubblicato, cerca di rimuoverlo il prima possibile. Google non è il padrone di internet e restituisce solo i risultati inviati dagli instancabili spider. Instancabili, sì, ma non onnipresenti: se agisci in fretta puoi rimuovere i contenuti indesiderati prima ancora che siano indicizzati. Ecco i possibili scenari, a seconda di dove è il contenuto:

1) Il contenuto è sul tuo sito – Splendido! Facile facile: Ricontrolli ciò che hai pubblicato, ti accorgi che hai commesso un errore subito, modifica e nessuno se ne accorgerà… ma fallo subito!
2) Il contenuto è su una piattaforma di Sharing/Social Network – Probabilmente anche in questo caso non ci saranno grandi problemi. Entra nel tuo profilo e cancella il materiale o le informazioni che ti danneggiano. Al massimo, se le cose si mettono male, elimina definitivamente il tuo profilo.
3) Il contenuto è su un sito di terzi – Contatta il prima possibile il webmaster per far rimuovere le informazioni errate. Se il sito non presenta canali di comunicazione, puoi trovare le informazioni che cerchi effettuando una ricerca [ whois www.esempio.it ] o, al massimo, contattando l’azienda di hosting sempre elencata nei risultati whois.
Usa gli strumenti di Google
Solo dopo che il contenuto è stato fisicamente cancellato dal web (che sia stato tu a farlo o il web master di un sito terzo non importa) puoi rivolgerti al centro di rimozione url di Google per completare l’opera, sia di aggiornamento pagina che di rimozione dell’url obsoleto.

Utilizza un approccio proattivo
Se hai difficoltà a contattare il webmaster, o se questo (maledetto) si rifiuta di soddisfare le tue richieste, l’unico modo per contrastare la fuoriuscita di contenuti spiacevoli nella SERP di Google è la pubblicazione di nuovi contenuti capaci di “affossare” quelli che non ti rispecchiano. Certo, se hai a disposizione un network di siti satellite (possibilmente SEO Friendly) la cosa può essere abbastanza semplice, ma l’importante è combattere i risultati nefasti sul loro stesso piano:

Come affossi i contenuti sgraditi?

Per i testi: Usa il tuo blog, il profilo Google e un buon contatto Linkedin per diffondere le informazioni che preferisci.
Per le foto: pubblica delle nuove foto perfettamente ottimizzate per il web sia sul tuo blog che su Picasa e Flickr così risolvi le ricerche immagini di Yahoo!
Per i Video: inutile dirti che Youtube, Google Videos e Yahoo! Video sono i tuoi campi di lavoro. In questo caso, qualche buon consiglio su come creare dei video virali ti può servire.

Influenza le Google News
Anche se hai un blog ben indicizzato per veicolare i tuoi contenuti, forse non sei compreso tra le liste dei siti considerati da Google News. Se hai la necessità di far scivolare dalle ultime notizie qualcosa che non gradisci, ti conviene pubblicare contenuti validi sui migliori siti di comunicati stampa, ovvero piattaforme multiautore che Google tiene in buona considerazione per l’aggiornamento delle notizie.

Articolo disponibile anche su: Arrotino del Net

Ecco alcuni articoli che ho scritto su Reputation Management:

Reputation rule! I consumatori si fidano delle opinioni on-line

Reputation 2.0 – Le 10 regole per “Reputation Management fai da te”

“Reputazione 2.0”- Welcome to the Jungle!

Reputation 2.0 – Liberatevi dell’Omino Bianco

 

Blogging per business funziona

11 mar

“Blogging” (scrivere su Blog) è il Pilastro portante di Social Media Marketing.

Social Media Marketing si basa sulle famose “4 C“: Contenuto, Contesto, Connettività e Comunità (scimiottando le 4 P di Kotleriana memoria, product, place, price e promotion).

Il grande errore che molte aziende fanno è quella di puntare direttamente a strumenti come Facebook (Social Media) o Twitter (Micro-blogging) o YouTube (Video cast) semplicemente mettendo qualche stupido banner o video pubblicitario e sperando che del business si materializzi con l’intervento divino. Spreco di soldi e tempo, ma soprattutto un’opportunità gettata al vento. (Cit.)

Il nostro consiglio invece è quello di procedere per gradi, seguendo un ordine logico e strategico che contempli le 4 C fondamentali per Social Media Marketing. Infatti, in una ideale gerarchia di strumenti a disposizione, (che vedremo), Blogging è lo strumento più potente e penetrante per creare “Contenuto, Contesto, Connettività per arrivare infine ad una comunità di utenti fidelizzati”.

I guru Americani ci spiegano che per costruire una qualsiasi strategia di interactive Marketing (Interazione diretta online con potenziali clienti) si dovrebbe partire dalla posa di questa prima pietra. Tutto segue da li…

I poster statici e i monologhi di Cesare Cadeo hanno costi alti e bassissimi “Ritorni”. Online infatti è un gioco alla pari Aziende-clienti, dove utenti non subiscono più passivamente ma interagiscono, dialogano alla pari. Un banner è un insulto per questa gente! Ogni approccio dovrebbe sempre partire da contenuti.

In parole povere…Cosa è un Blog?

Un Blog è un sotfware, l’evoluzione Web 2.0 di un diario di bordo e permette a chiunque di postare (scrivere) contenuti di qualsiasi genere, solitamente con piglio informale e diretto. Articoli e contenuti si susseguono in ordine cronologico e resteranno sempre online (a meno che non decidiate il contrario, il controllo è vostro).

Ma è un sito Web?

Blog si differenzia dai normali siti web per le seguenti ragioni:

1) E’ laborioso pubblicare o modificare contenuti in un web site, nei blog è questione di secondi ed è estremamente facile (non serve una laurea in informatica).

2) Software per blog sono gratuiti e pratici. Noi consigliamo: http://it.wordpress.com/ dategli un occhiata; è più semplice di quel che si pensi. E’ inoltre possibile strutturare un Blog come un sito Web, godendosi i vantaggi qui sotto:

3) Google ed i motori di ricerca AMANO piattaforme Blog, a differenza di molti siti web. I motori di ricerca vengono informati ad ogni aggiornamento, inoltre si ha la possibilità di lavorare con collegamenti url esterni.Inoltre ad ogni articolo si associano TAG (parole chiave) che saranno sempre ricercabili anche in futuro. Ottimi quindi sia come risultati “organici” che per promozione “Siti Sponsorizzati di Google”. Se fatto bene, questo permette di acquisire velocemente visibilità e traffico e mantenere alto l’interesse e “ranking” in ricerca. Fatevi consigliare all’inizio, una volta capiti i trucchi lo farete da soli facilmente.

4) I Blog hanno delle funzionalità potenti per divulgarne i contenuti, fidelizzare un alto numero di lettori interessati, aprire un dialogo diretto con loro (attraverso commenti, raccomandazioni e coinvolgimento). Difficile trovare strumenti altrettanto potenti in un normale sito web.

5) I Blog portano i vostri contenuti (interessanti) in giro per l’etere senza che voi muoviate un dito. Se i contenuti interessano, saranno i vostri stessi clienti a spingere il Blog in modo virale, anche usando strumenti che voi non usate, portando il vostro Brand in luoghi nuovi, gratuitamente. Esistono “plugins” per automatizzare la notifica di nuovi contenuti in strumenti di Social Media (noi usiamo e consigliamo http://sharethis.com/)

6) I Blog sono dialoghi, modi per interagire con potenziali clienti, strumenti spettacolari di “Test Marketing” o “One to one marketing” . I feedback dei vostri clienti arrivano autentici, spontanei e veri e diventano una risorsa invidiabile per la vostra pianificazione strategica.

Articolo disponibile anche su “Diario di un Arrotino 2.0

Nel prossimo articolo parleremo di come iniziare ad usare un Blog.

 
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Posted in Condivisione 2.0, Social Media per Medio Piccole Imprese

 

Linkedin – Domanda e Offerta entrano nel Merito

14 dic

Natale si avvicina e vi faccio un regalo, spero gradito.

LinkedinParliamo di Linkedin! Pochi lo sanno e quei pochi non lo dicono (se lo tengono per loro brutte bestie ;-) ) ma è uno strumento potentissimo, per professionisti ma anche e, aggiungerei soprattutto, per le aziende.

Per un portale in lingua straniera (Inglese, tedesco, francese e spagnolo) avere 6 milioni di utenti italiani iscritti non può passare inosservato. Wikipedia dice che globalmente gli iscritti crescono di oltre 100,000 nuovi utenti a settimana quindi i 30 milioni globali menzionati sono stati superati da un pezzo.

Come spesso accade lo strumento è nato per uno scopo specifico ma si sta evolvendo nel tempo in un autentica “macchina da guerra” per il networked business.

All’inizio l’idea era favorire la creazione di network professionali, supportare la fase di selezione del personale alle aziende (con disponibilità di dati e informazioni precedentemente inaccessibili) e dare visibilità a professionisti che si proponevano sul mercato (non solo curriculum ma anche una prova della loro professionalità, certificata e validata dal proprio network).

Già questa era una grande idea ma quando migliaia di utenti hanno modo di ragionarci e perfezionare uno strumento come questo… ecco che nasce la macchina da guerra!!

Immagine linkedin geomalfieriOggi chi legge il mio profilo Linkedin ha informazioni utilissime su quello che faccio, anche giornalmente. Non vale più quello che dico ad un colloquio (spesso inventandosi lavori e responsabilità fittizie come farebbe Salgari) ma quello che faccio o so fare veramente. Informazioni sono accessibili prima ancora di chiamare qualcuno per un colloquio; la selezione parte quindi molto prima. La verità ha trovato la sua casa, tanto quanto il merito. Immagino sarà sempre più difficile nel tempo assumere il cognato o l’amico delle medie preferendoli impunemente ed ingiustificatamente a quelli oggettivamente più meritevoli. Come scrivevo in un vecchio articolo la valutazione nel merito è sempre soggettiva ma è ora nelle mani di molti piuttosto che di pochi. E tanta soggettività crea un oggettività!

Linkedin blogs e PollsDate un occhiata alla sezione Jobs: Aziende ora usano esclusivamente questi strumenti per cercare i propri candidati. Perchè? Perchè quello che dico che ho fatto è verificabile, grazie al network ed a quello che le persone con cui ho lavorato dicono di me. Sai l’inglese? Scrivilo! Scrivi Blogs? Mostrami! Intergisci con un network internazionale? Fammi vedere in che modo! E a te utente, Linkedin è così spettacolare che ti dice anche chi sta guardando il tuo profilo!

Company profile su linkedinGuardate come sta funzionando bene l’area “Companies“. Quasi una versione potenziata delle pagine gialle per le aziende. Anche loro saranno qui sotto scrutinio e non potranno più nascondersi.

Guardate alla sezione “Answer” di Linkedin. Domande e risposte, conversazioni in cui le persone comunicano, si scambiano opinioni e conoscenza, e nel farlo mostrano le proprie competenze. Da queste conversazioni nascono “business leads”, relazioni, idee, progetti imprenditoriali in collaborazio. I Salgari raccomandati di turno inizino a preoccuparsi.

Pubblicita in linkedinPer non parlare delle potenzialità di promozione contestualizzata e mirata ad un target specifico, in base al ruolo all’interno della società, al territorio (nazione) e sotto forma di dialoghi propositivi. Vendi server nel Regno Unito? Contatta solo i Tecnici Informatici che si occupano di quello nella zona geografica di tuo interesse.

Linkedin answerQuello è un investimento intelligente, con ottimi ritorni, soprattutto se riesci a sapere prima che queste persone stanno parlando e cercando informazioni sul tuo prodotto. Pensate, è possibile!

C’è molto altro. Avremo modo di parlarne ancora.

Quindi, per le vacanze di Natale il vostro regalo vi aspetta qui . L’avviso per tutti è uno solo: aprite il vostro Profilo in Linkedin e non dimenticate di aggiungermi nel vostro nuovo network professionale.

 
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Posted in Comunicare 2.0, Condivisione 2.0, New rules of engagement

 

Caro Babbo Natale voglio le API nuove

11 dic

La letterina con la lista dei regali l’ha già scritta. Latte e biscotti, da lasciare sul tavolo della cucina la vigilia di Natale, sono già stati acquistati. Giusto per far vedere che è un bravo bambino preparerà anche un paio di carote per le renne, pulirà la canna fumaria e metterà un panettone all’interno del camino come nella pubblicità. E’ tutto pronto; resta soltanto da scegliere il giorno per la visita al centro commerciale di Mountain View dove sulle ginocchia del vecchio Babbo Natale, il “piccolo” Google, potrà chiedergli i suoi regali.

Proprio come i bambini che nella loro letterina hanno in lista un nuovo giocattolo perchè il vecchio è rovinato o mezzo scassato, Google nella sua ci ha messo una richiesta per le nuove API. Le vecchie e care API Gears ideate con lo scopo di rendere i siti internet simili ad applicazioni web verranno accantonate per dare sempre più spazio alle logiche basate sul nuovo standard web dell’HTML5.
Anche se Google garantirà ancora il pieno supporto alle API Gears, le applicazioni basate su questa tecnologia (come ad esempio WordPress) si dovranno aggiornare seguendo la strada che l’HTML5 sta tracciando. Con Chrome che tende sempre più a diventar un vero e proprio sistema operativo (Chrome OS) è necessario guardare al futuro basandosi su una tecnologia che, sebbene non sia ancora stata ufficialmente “battezzata” dal W3C, promette uniformità e nuove funzionalità. HTML5 permetterà di fare a meno di molti prodotti legati ai browser e di molti plug-in di terze parti. Molte logiche e funzionalità verranno integrate (plug-in video, streaming, ecc…) e si tenderà sempre più verso la creazione di un nuovo standard. La massima portabilità dei siti web su browser differenti e dispositivi mobili permetterà di avere internet sempre più al centro della vita di ogni singolo individuo.

Ci resta solo da aspettare il 25 dicembre per vedere se il “piccolo” Google sotto l’albero troverà il suo regalo. Ma siamo sicuri che durante l’anno sia stato un bravo bambino?

Articolo disponibile anche su: mambaneronet.com

 
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Offresi – Mini Corso di “Marketing sui motori di ricerca – tecniche SEM”

16 giu

Per avere successo tra il popolo di internet oggi la parola d’ordine è generare traffico mirato, interessato e qualificato verso il proprio sito. Il Search Engine Marketing permette di incrementare le visite di valore attraverso il posizionamento e la pubblicità sui motori di ricerca.

  Il ruolo del SEM tra gli strumenti di Internet Marketing.

·         Obiettivi e  strumenti per parole chiave.

·         Pianificazione di una campagna SEM.

·         Monitoraggio dei risultati e ottimizzazione della campagna.

Contattatemi pure: alfieri.andrea@gmail.com

Potete servirvi di questi servizi in offerta e inserire nuovi servizi per ripagare la community attraverso servizi richiesti nella Banca Del Tempo Funky

Cosa è Funky Deposit:

Funky Deposit è il servizio di Baratto professionale di FunkyRev.

Il principio della Banca del Tempo offre ad utenti registrati la possibilità di scambiare conoscenze, nozioni, servizi e strumenti gratuitamente mettendo a disposizione (e scambiando) il nostro tempo.

La moneta di scambio è infatti 1 ora di tempo (a prescindere dal livello professionale del servizio) secondo un meccanismo di debiti e crediti verso la Funky Community.

In poche parole: Marco fornisce un 1 ora a Michela… quest’ultima può ripagare fornendo un ora a Marco oppure può fornire un ora ad Andrea (altro utente registrato) e così via.

Tale scambio può avvenire offline (incontrandosi di persona) od utilizzando strumenti web (skype, Wiki, Messenger, Slideshare, googletalk, youtube etc).

Lo scopo è quello di accrescere le ns competenze, ampliare il ns network, e condividere i ns progetti.

Per ulteriori informazioni contattate geomalfieri@gmail.com

 
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Reputation 2.0 – Liberatevi dell'Omino Bianco

22 apr
Tua Mamma mi deve dei soldi!

Tua Mamma mi deve dei soldi!

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori ….. ma sarà vero?

In quel tempo…. in alcuni villaggi rurali del Sud America (credo Cile ma non ricordo con certezza, magari fatemi sapere se avete più info) esiste una pratica diffusa per “screditare socialmente” i debitori attraverso l’uso “dell’Omino bianco“. In poche parole, un tale ti ha tirato una sòla, ha preso merce dal tuo negozio ma non ti ha pagato, ti deve dei soldi ma non ne vuol sapere di saldare il debito… beh! Chiami l’uomo bianco, gli dai due lire e questo si mette a seguire il “marrano” in tutti i suoi spostamenti in paese. Immaginatevi il “tira sòla di turno” appollaiato al bar che beve il suo infuso in tranquillità… al suo fianco, inseparabile, un omino vestito completamente di bianco, fermo, senza un cenno solo la sua presenza è sufficiente. Se il “tira pacchi” va dal macellaio a prendere due costine, eccolo accompagnato fedelmente dall’ometto bianco, così come nella passeggiata serale a braccetto con la moglie… l’omino in bianco sarà sempre qualche passo dietro. Risultato? Tutti sapranno che questi è un uomo di malaffare e sinchè il debito non sarà ripianato e l’omino bianco magicamente sparirà, la sua reputazione nel villaggio sarà la sua condanna.

Adoro i piani ben riusciti” diceva il colonnello John “Hannibal” Smith dell’A-Team. Spesso i piani più semplici sono i più efficaci, ed il piano dell’ Omino bianco sicuramente lo è.

A quanto pare questo metodo funziona proprio perchè fa leva su un valore basilare come la reputazione; la natura umana e rapporto di buon vicinato fanno il resto. Infatti, a differenza di quanto succede oggi nella nostra società civilizzata e moderna, in questi posti viene considerata una responsabilità di ogni buon cittadino quella di  avvisare altri cittadini di possibili truffe o raggiri. Facile a farsi in un villaggio di poche anime direte voi, il passaparola è rapido ed efficace e le vite delle persone strettamente legate da rapporti continuativi. Buona osservazione,  ma non dimenticate che anche il mondo Web 2.0 sta creando veri e propri villaggi globali in cui le opinioni scorrono libere e senza controllo. Sono infatti villaggi globali quelli che si creano in Facebook, Adunanza, Second Life,  eMule, Messenger: comunità vere e proprie in cui un numero di utenti si incontrano, dialogano e si confidano con regolarità; luoghi in cui l’opinione degli individui conta molto.

omino-bianco-e-nero

Capite ora perchè l'Omino Bianco è NERO!?!

Un rapporto sulla fiducia online (di chi ti fidi?) pubblicato da Forrester evidenzia di come il 77% degli utenti ascolta e segue i consigli di persone che si conoscono (sia personalmente, che virtualmente). Solo il 16% invece si fida di quello che le aziende dicono nei loro portali (corporate blog) e comunicati stampa. Quindi, se non mi piace quello che fai non vengo certo a scrivertelo sul tuo blog… ma non significa che non lo faccia presente a tutti coloro con cui sono collegato. Un esempio? Inserite la parola Trenitalia nel campo di ricerca Facebook e valutate voi stessi quanti gruppi e quanti utenti ne parlano (ed in quali termini). Non c’è dubbio,”L’Omino bianco” potrebbe apparire al fianco del vostro nome senza che voi ve ne accorgiate neppure (forse c’è gia).

La prima cosa da fare sarà quindi quella di avere gli strumenti adatti per monitorare le conversazioni online che direttamente od indirettamente menzionano il vostro Brand. Esistono centinaia di strumenti, molti dei quali Open Source (gratuiti), ne parleremo diffusamente nel prossimo articolo: Reputation 2.0 Who you gonna call?

“L’iniquo… può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chiedere ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile” (Manzoni).

Ma non dimentichiamo che, una volta intercettate quelle conversazioni in cui il vostro Brand viene menzionato, occorrerà intervenire in modo consono. Individui ed aziende non potranno semplicemente far finta di nulla, ma dovranno intervenire proattivamente e prontamente sfruttando quelle stesse armi con cui sono attaccati “Social Media”. Entrare proattivamente in quelle conversazioni, ovunque si trovino, ma come fare?

Esistono tecniche specifiche e suggerimenti utilissimi a riguardo, ne parleremo diffusamente nei prossimi articoli. Vi basti per ora ragionare sul fatto che la Comunità stessa (una comunità di clienti che sposano i valori della vostra azienda od una comunità di individui con cui collaborate e comunicate regolarmente) saranno la vera salvezza della vostra Reputazione.

Per le aziende è più semplice: In fondo sono formate da individui, ognuno dei quali ha un opinione da esprimere. Forse sarebbe il caso di coinvolgerli in queste conversazioni; piuttosto che chiudere accesso a Facebook assicurarsi che entrino e partecipino. Idea troppo Funky? Non credete sia possibile? Leggetevi cosa è successo qualche mese fa con Ryanair. La reputazione della compagnia Low Cost Irlandese si era trovata sotto attacco da parte di bloggers e comunità online per delle deficienze tecniche grossolane. Incredibilmente i primi ad intervenire in suo soccorso furono alcuni impiegati Ryanair, ai quali presto si aggiunsero clienti soddisfatti ed imparziali. Come risultato, oltre che ritrovarsi con pubblicità gratuita sugli organi di informazione, la reputazione Ryanair ne è uscita rafforzata.

Concludo con una segnalazione: Dario ci ha qui presentato uno splendido articolo sulla Reputazione 2.0 dove ci si chiede se questa possa essere semplicemente un rischio per tutti oppure se possa diventare una grande opportunità da non farsi sfuggire, per individui ed aziende.

Che il Funk sia con Voi, andate in pace! (To be continued)

 

Giosuè 2.0 ferma il Sole – 9° Comandamento

02 mar

Continuiamo a raccontare di Sansone e i 10 Comandamenti Anti Crisi:

9° Comandamento “ReBrand Yourself”

    Non siete più passivi consumatori, ma contribuitori “attivi e proattivi”… devono temervi!

bimba-stupendaPrima che la comunicazione fosse accessibile a tutti e fruibile (in potenza) da tutti, il consumatore rimase per lungo tempo un soggetto passivo, semplice ricevente da bombardare di messaggi e strumenti di decodifica. Teoria del proiettile magico, teoria dell’ago ipodermico, teoria del bandwagon, copycat effect: qualsiasi nome scegliate, il concetto di base resta il medesimo, media di massa per una massa di idioti. Ops!, non offendetevi, uso questo aggettivo così come lo intendevano i Greci: l’idiòtes era l’uomo non-pubblico, incolto, poco avvezzo alle “cose del  mondo”. Un ignorante di sé e di ciò che lo circondava e, per questo, facilmente manipolabile.

Le imprese lo sapevano bene: nel post-taylorismo anni Novanta erano loro a suscitare bisogni in noi al grido di “Non puoi vivere senza il mio prodotto!”. Hanno omologato le nostre abitudini, hanno influenzato le nostre scale di valori, alla ricerca di desideri inappagati e frustrazioni per le quali farci spendere.

Con la diffusione di Internet e, più precisamente, con la sua evoluzione 2.0, si è sviluppata una forma di comunicazione dove non è la massa, bensì l’insieme di diverse entità ad esprimersi partendo dalle singole prospettive. Come accadeva nei Settecenteschi caffè dove, tra bottiglie verdi e artisti senza un soldo, la bella gioventù si scambiava informazioni e notizie, commentava politica e nuove correnti, creava movimenti, ideava rivoluzioni, in poche parole faceva opinione.

Siamo come loro: squattrinati ma curiosi, con in mano un potenziale infinito che rende davvero biunivoca la comunicazione.

Un esempio pratico:

Una sera d’inverno, io e il Geom Alfieri rimanemmo bloccati a Fidenza su uno splendido InterCity, il che ci costrinse a scendere nella bufera di neve e continuare il viaggio sull’auto di Simone. Dramma nel dramma, stavamo perdendo la partita del Parma, e dovemmo adattarci alla radio per ascoltare la cronaca delle azioni. Dopo l’avvento di TelePiù e Stream, molte piccole radio private furono costrette a chiudere i battenti e, da allora, ogni Società di calcio professionistico stipula un accordo con una sola emittente, la quale si impegna a trasmettere tutte le partite della squadra. Monopolio, come sapete, significa anche assenza di scelta per il consumatore. Se, come in quel caso, il radiocronista non sa raccontare le azioni, parla del tempo atmosferico e balbetta poche parole anziché aiutarvi a sopperire alla mancanza di immagini, non potete farci nulla. O così, o pomì, ci avrebbe risposto un famoso slogan.

Decisi a fare qualcosa, denunciammo questa grave défaillance sul già citato portale Parmafans dove, Pr77, alias Simone richiama l’attenzione di tutti su questo problema e presentando possibili soluzioni.

Per chi non riesce a districarsi tra pay-tv e partite non trasmesse, una radio efficiente è basilare (soprattutto visto che la suddetta radio è disponibile in streaming, amplificando quindi a dismisura la sua portata e il pubblico potenzialmente coinvolgibile). Sul topic si raccolgono le lamentele degli utenti ed ecco che, nella partita seguente, lo stesso speaker dimostra lievi miglioramenti, maggiore professionalità, meno racconti di colore e considerazioni personali sul meteo. Ci avevano sentito, e la radiocronaca era migliorata.

Ma non era abbastanza. Non solo utenti “passivi”, però, si dimostrano desiderosi di partecipare attivamente, ma anche un ex-speaker di Radio Onda Emilia, già commentatore del Parma nei tempi che furono.

Dalla lamentela si passa alle vie di fatto… si inizia ad essere Proattivi!

Il risultato della radiocronaca ancora non soddisfaceva, ecco quindi un elenco di “suggerimenti” specifici di chi il lavoro lo conosce e condivide la propria conoscenza ed esperienza sul forum.

Ma la radiocronaca non decolla come vorremmo. Logica conseguenza del suo contributo (e di altri IT wizards) è la proposta che nasce su quelle pagine, ovvero usare le tecnologie 2.0, in questo caso player scaricabili dalla Rete, per dare vita ad una web-radio indipendente.

Morale: Ascoltaci… o Azienda!

1° passo “Siamo insoddifatti!”,

2° passo “Non vogliamo quello che offri…Vogliamo quest’altro!”,

3° passo “Va bene, non ci soddisfi, lo facciamo da soli!”

Questa è una dinamica che sarà sempre più presente in futuro.

Aziende e loro manager impomatati perditempo “Ascoltateci!… o collaboriamo o siete rovinati!”

La chiave del mettersi in gioco in prima persona è proprio questo: non sai mai chi inizierà a giocare con te e quali opportunità possono aprirsi!

Noi potevamo fare finta di nulla, ma abbiamo preferito dare voce al nostro pensiero, dimostrando che, mentre un semplice consumatore subisce, un consumatore consapevole o, meglio ancora, un consumatore che produce contenuti può farsi davvero notare!

Il piccolo Giosuè ha finalmente la voce per gridare al sole di fermarsi sulla valle di Aialon…